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In memoria di Luigi Tenco, genio incompreso della nostra canzone

Chitarra

Luigi Tenco: carriera, vita privata e curiosità su uno dei maestri della scuola cantautorale genovese, scomparso all’età di 28 anni.

Luigi Tenco avrebbe meritato di più. Avrebbe meritato di meglio. Avrebbe meritato ciò che forse nessuno poteva dargli: la vera felicità. Cantautore d’immenso talento, non riuscì mai a essere compreso fino in fondo dalla cultura musicale dell’epoca, lasciando dietro di sé una scia di rimpianti senza fine. Ripercorriamo la sua vita e la sua fulminea carriera, per rendere omaggio a uno degli artisti italiani più grandi di sempre.

Chi era Luigi Tenco: la biografia e la carriera

Luigi Tenco nacque a Cassine, in provincia di Alessandria, il 21 marzo 1938 sotto il segno dell’Ariete. Frutto di una relazione extraconiugale tra Teresa Zoccola e il sedicenne Ferdinando Micca, prese il cognome del marito della ragazza, Giuseppe Tenco, morto prima della sua nascita.

chitarra acustica
chitarra acustica

Il giovane Luigi trascorse i primi anni della sua vita insieme alla madre e ai nonni, prima di trasferirsi proprio con la donna e il fratello maggiore, Valentino, a Genova. Frequentò inizialmente il Liceo Classico, salvo poi trasferirsi allo Scientifico Galileo Galilei, dove si diplomò come privatista nel 1956. Durante gli anni del liceo iniziò a suonare il pianoforte, strumento per cui dimostrò un talento naturale. Da autodidatta il ragazzo, sempre più appassionato di musica, decise di sperimentare con la chitarra, il clarinetto e il sax.

Avvicinatosi agli ambienti jazz genovesi, dopo la maturità entrò nel Modern Jazz Group di Mario De Sanctis. Qui conobbe un giovanissimo Fabrizio De André. Un paio d’anni dopo, fondò con Graziano Grassi e Gino Paoli I Diavoli del Rock.

Sul finire degli anni Cinquanta si trasferì a Milano, ospite di Gian Franco Reverberi, che lo volle come session man in alcune registrazioni di Gino Paoli e Ornella Vanoni. Come cantante esordì per la Dischi Ricordi nel 1959 con il gruppo I Cavalieri (lo stesso Reverberi, Paolo Tomelleri, Enzo Jannacci e Nando de Luca).

Il suo primo disco come solista uscì solo nel 1961: si tratta del 45 giri I miei giorni perduti.

L’anno dopo fu la volta del suo primo 33 giri, che conteneva brani leggendari come Mi sono innamorato di te e Angela. Nel 1965, dovette rispondere alla chiamata per il servizio militare obbligatorio. Fu un periodo difficile per lui, antimilitarista convinto, ma riuscì a superarlo grazie ai tanti ricoveri dovuti all’ipertiroidismo, che lo portarono al congedo nel marzo del 1966. Trasferitosi quindi a Roma, firmò un contratto per la RCA Italiana. Qui conobbe la cantante Dalida, con cui intrattenne una relazione amorosa molto appassionata.

Nel 1967 partecipò al Festival di Sanremo con Ciao amore ciao, cantata separatamente con la stessa Dalida. Il brano, che inizialmente aveva un testo d’ispirazione antimilitarista, venne modificato per non incorrere nella censura, mantenendo soltanto il ritornello originale. Nonostante gli aggiustamenti, il pezzo non convinse gli organizzatori della kermesse, che lo esclusero dalla finale e anche dal ripescaggio, vinto da La rivoluzione di Gianni Pettenati.

Fu un colpo durissimo per Tenco, che in quel momento parve deciso ad abbandonare la carriera da interprete per dedicarsi solo a quella da compositore. Invitato da Dalida, che prese l’eliminazione con più leggerezza, a fare comunque un brindisi, l’artista rifiutò e tornò in albergo.

La morte di Luigi Tenco

Cosa accadde di preciso la notte dopo l’eliminazione, rimane un mistero, Secondo l’ultima ricostruzione, Tenco andò nella sua camera d’albergo presso l’Hotel Savoy ed effettuò due chiamate. La prima, al capo della RCA, non ottenendo risposta. La seconda, alla sua ex ragazza di allora Valeria, fu invece particolarmente intensa. I due avrebbero programmato un viaggio in Kenya insieme. Si salutarono all’una di notte.

Alle due del 27 gennaio, il corpo di Tenco venne ritrovato privo di vita prima dall’amico Lucio Dalla, poi da Dalida. Sulla testa era ben visibile un colpo di proiettile che andava dalla tempia destra a quella sinistra. Lo sparo però nessuno lo aveva sentito.

Nella camera venne trovato un biglietto scritto a mano dallo stesso Tenco. Queste le sue ultime parole: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e a una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi“.

La tesi del suicidio venne confermata fin da subito, ma si portò dietro un alone di mistero che permane tutt’oggi. I fatti non sono stati infatti mai del tutto chiariti. L’autopsia verrà eseguita solo nel 2006, e non porterà a grandi sviluppi nelle indagini.

Nel 1967 invece il corpo venne portato a Ricaldone, in provincia di Alessandria, paese dell’infanzia di Luigi. Alla camera ardente allestita in casa degli zii e ai funerali avvenuti il 30 gennaio 1967 vi fu una partecipazione molto bassa. Dov’è sepolto Luigi Tenco? Ancora oggi l’artista riposa in una comunissima tomba nel cimitero di Ricaldone.

Luigi Tenco: la discografia in studio

1962 – Luigi Tenco
1965 – Luigi Tenco

1966 – Tenco

La vita privata di Luigi Tenco: la fidanzata

Nella sua breve vita Luigi Tenco ebbe molte donne, pur non riuscendo mai a trovare l’amore vero, quello capace rapire il suo cuore. Tra i suoi tanti amori val la pena ricordare quello fugace con Stefania Sandrelli e quello intenso con la cantante Dalida.

Fu però forse una donna conosciuta come ‘Valeria’ il suo più grande amore. Con lei Luigi avrebbe potuto avere anche un figlio (mentre già aveva però una relazione con Dalida), non fosse che la donna venne investita mentre era incinta e perse il bambino.

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Sai che…

– Chi ha vinto Sanremo quando è morto Luigi Tenco? Furono Claudio Villa e Iva Zanicchi a ottenere il successo.

– Luigi è considerato uno dei massimi esponenti della scuola genovese, insieme a De André, Lauzi, Paoli, Bindi e altri ancora.

– Secondo le parole dello zio Tino, Luigi aveva una memoria straordinaria, era bravissimo a scuola e fu spinto dalla madre a proseguire gli studi. Lei avrebbe voluto si laureasse, perché un cervello come il suo era sprecato per una carriera da cantante.

– Dopo la morte, De André gli dedicò la canzone Preghiera in gennaio.

– All’inizio della sua carriera si presentò con gli pseudonimi di Gigi Mai, Dick Ventuno Gordon Cliff.

– Nel 1963 la sua amicizia con Gino Paoli si interruppe a causa della relazione tra quest’ultimo e Stefania Sandrelli, non approvata da Tenco.

– L’ultimo a immortalare Luigi Tenco da vivo fu il fotografo Renato Casari. La sua foto, in cui si può vedere il cantante sorridente, seppur con lo sguardo vago, è conservata nella casa del fotografo, morto nel novembre 2010.

Se vuoi ascoltare le migliori canzoni di Luigi Tenco, ecco una playlist presente su Spotify:

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ultimo aggiornamento: 9 Febbraio 2024 17:40

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