In ricordo di George Harrison, il chitarrista che amava l’India

A 17 anni dalla sua scomparsa, ricordiamo George Harrison, il solista dei Beatles: le canzoni, la vita privata, la morte.

Sono trascorsi già 17 anni dalla scomparsa di George Harrison, il Beatle silenzioso e spirituale. Un artista straordinario, capace di mettere la firma su alcuni dei brani più famosi e amati del quartetto inglese, come The Inner Light, While My Guitar Genlty Weeps, Here Comes the Sun e Something.

Andiamo a ripercorrere insieme i momenti più importanti della sua carriera, alcune delle sue migliori canzoni e le curiosità sulla sua vita privata, per celebrare la memoria di un musicista e uomo indimenticabile.

Chi era George Harrison

Nato il 25 febbraio 1943 a Liverpool, sotto il segno dei pesci, George Harrison si avvicinò al mondo della musica nella seconda metà degli anni Cinquanta. Ben presto fondò con il compagno di scuola Paul McCartney e John Lennon, amico di quest’ultimo, il gruppo Quarryman, che nel 1960 assume il nome di Beatles.

La vita dei Fab Four, che in quei dieci anni che cambiarono per sempre la storia della musica, è segnata anche dal mutamento di George. Se nei primi cinque anni di carriera, infatti, il gruppo si limitò a un pop rock standard, nella seconda metà degli anni Sessanta, con l’innesto di elementi tratti da musicalità orientali, iniziarono sperimentazioni raffinatissime.

Alla base della metamorfosi del sound del gruppo l’avvicinamento di Harrison alla cultura e alla religione indiana, con il conseguente per strumenti come il sitar.

Dopo lo scioglimento dei Beatles, nel 1970, il chitarrista iniziò ufficialmente la sua carriera da solista, a 27 anni, con l’album All Things Must Pass. Un disco talmente maturo da essere considerato ancora oggi il suo più grande capolavoro. Il successo commerciale fu enorme: 7 milioni di copie vendute in tutto il mondo, grazie anche alla hit My Sweet Lord (brano per cui Harrison fu portato in tribunale con l’accusa di plagio).

Nel 1971 il musicista organizzò un concerto di beneficenza nel neonato Stato del Bangladesh, confermando la sua vicinanza all’India e alle culture orientali. Fu questa la prima iniziativa musicale per fini benefici di portata mondiale.

Tra grandi successi e album più sottotono, l’ex Beatle proseguì nella sua carriera per tutti gli anni Settanta, ma nel 1981, dopo la pubblicazione di Somewhere in England subì un improvviso arresto. Harrison, che nel frattempo era impegnato anche come produttore cinematografico, si sentiva poco a suo agio nella scena musicale di quegli anni.

Tornò attivo nel 1987 con Cloud Nine, e nel 1988 il chitarrista fu anche ospite del Festival di Sanremo. Gli anni Novanta furono segnati da svariati progetti, tra cui Anthology dei Beatles, un film-documentario con ben tre doppi album.

George Harrison: la morte

Sempre silenzioso e lontano dalle scene quando non impegnato in progetti artistici, Harrison dichiarò nel 1998 in un’intervista di aver sconfitto un tumore alla gola, secondo lui provocato dal suo ritorno al fumo. Nell’occasione il musicista tranquillizzò i fan, dicendo di essere completamente guarito. Ma si sbagliava. Nel luglio 2001 venne diffusa la notizia di un suo ricovero in una clinica svizzera per combattere un tumore al cervello, poi sviluppatosi in un cancro a un polmone.

Stavolta l’allarme fu più preoccupante, e a maggior ragione. George Harrison morì per il cancro il 29 novembre 2001, a 58 anni, nell’abitazione di un suo amico a Los Angeles. Seguendo le sue volontà, la sua salma fu cremata e le sue ceneri sparse nel sacro fiume indiano, il Gange.

Un anno dopo la sua scomparsa, venne dato alle stampe il suo ultimo album, Brainwashed, che ottenne critiche positive e un discreto successo. Il disco, lasciato incompiuto dal chitarrista, venne completato dall’amico Jeff Lynne e dal figlio Dhani.

George Harrison
Fonte foto: https://www.facebook.com/georgeharrison/photos/

La vita privata di George Harrison: la moglie e il figlio

La prima relazione importante grande chitarrista fu con la modella Pattie Boyd, conosciuta durante le riprese del film A Hard Day’s Night del 1964. Il suo un innamoramento tenero per la ragazza, che accettò la sua corte lasciando il proprio partner di allora. Due anni dopo, George e Pattie convolarono a nozze, il 21 gennaio 1966. Una cerimonia semplice alla quale partecipò, dei Beatles, solo Paul McCartney.

Il rapporto fra i due fu importantissimo per il musicista. Fu infatti l’ex modella a spingerlo definitivamente verso la religione induista e il suo lato meditativo. Negli anni Settanta la loro splendida storia d’amore conobbe però una crisi irreversibile. George, alla ricerca di se stesso, finì per far sentire Pattie trascurata. La donna, tra l’altro, sospettava una relazione tra il chitarrista e Maureen Cox, allora moglie di Ringo Starr.

Anche per questo, Patti decise di gettarsi tra le braccia di Eric Clatpon, amico di Harrison ma da anni innamorato della modella. Nel 1974 George e Pattie si lasciarono definitivamente, arrivando al divorzio il 9 giugno 1977. Nonostante il triangolo molto chiacchierato, il rapporto tra Eric e George non si incrinò minimamente, e anzi i due chitarristi rimasero amici fino alla morte dell’ex Beatle, suonando spesso insieme in studio e in concerti.

Nello stesso 1974 Harrison conobbe Olivia Arias, una segretaria di origine messicana di 26 anni. I due si innamorarono subito, e dalla loro unione il 1° agosto 1978 nacque l’unico figlio di George Harrison, Dhani. Il 2 settembre dello stesso anno il chitarrista e la fidanzata si sposarono.

Il rapporto con Olivia fu vitale, in senso stretto, per George. Nel 1999, infatti, l’intervento della moglie salvò la vita al chitarrista, attaccato nella propria abitazione da un uomo affetto da schizofrenia, che lo accoltellò numerose volte prima di essere colpito in testa da Olivia.

Le curiosità su George Harrison

– Il rapporto tra George Harrison e John Lennon fu piuttosto controverso. Il chitarrista si sentiva in qualche modo intimorito da John, di tre anni più grande di lui, e non riuscì mai a stringere un legame profondo e sincero come quello con gli altri due Beatle, Paul McCartney e Ringo Starr.

– Nonostante si conoscessero dai tempi del liceo e fossero più che buoni amici, George e Paul non si videro per tanti anni dopo lo scioglimento del gruppo. Si riavvicinarono tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, e anche per questo la morte improvvisa di Harrison lasciò un vuoto enorme nell’ex leader dei Wings.

– George Harrison deve molto della sua carriera e del suo sound a Ravi Shankar, il musicista indiano che gli insegnò a suonare il sitar.

– Nato e cresciuto in una famiglia per metà cattolica e per metà protestante, il chitarrista si avvicinò negli anni Sessanta alla religione induista, e divenne molto attento al lato spirituale della propria vita, pur non rinunciando a quello materiale, fatto di lusso ed eccessi, accettando per sua stessa ammissione questa evidente contraddizione.

Nel video il brano di maggior successo della carriera solista di George Harrison, My Sweet Lord:

FONTE FOTO: https://www.facebook.com/georgeharrison/photos/

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ultimo aggiornamento: 28-11-2018