John Lennon, la biografia del musicista: gli esordi, i Beatles e la morte

È conosciuto come una delle personalità musicali più influenti della musica del ‘900. Scopriamo tutto sul grandissimo John Lennon.

Volto noto per i famosi occhiali, ma sopratutto, ovviamente, per la grande musica che ha saputo regalare al mondo intero nel corso della sua carriera, John Lennon è stato un personaggio dotato di enorme carisma, sensibilità e bravura. Quando era ragazzo il successo acquisito dalla band degli “scarafaggi” lo ha reso celebre alle masse e col passare del tempo la sua personalità e la sua unione con l’artista sperimentale Yoko Ono hanno fatto sì che Lennon diventasse uno degli artisti più amati del ‘900.

Parlare di lui senza esprimere giudizi e gusti e praticamente impossibile, come lo è del resto per tutte le grandi icone che hanno fatto la storia della musica. E non a caso, l’artista di Liverpool è considerato fra i più grandi compositori della storia, che ha dato vita ad alcuni dei brani più famosi di sempre. Come non ricordare, fra le più grandi canzoni di John Lennon, Imagine, forse il brano più rappresentativo della sua storia. La canzone è considerata da Rolling Stone uno fra i primi tre brani più importanti di sempre, ed è stata scritta nel 1971, dopo lo scioglimento del quartetto britannico.

Parliamo di un pezzo che conoscono tutti, e che probabilmente ogni musicista esistente sulla faccia della terra ha almeno una volta strimpellato con la chitarra o al pianoforte: un inno pacifista che l’artista ha scritto immaginandosi una società ideale, dove a trionfare non sono i valori dell’edonismo, del materialismo e del consumismo, bensì della pace, della fratellanza e dell’amore.

Ma adesso è il momento di fare un passo indietro, per cominciare dall’inizio di questa bellissima storia, la vera storia di John Lennon.

La biografia di John Lennon: i Quarry Men e gli inizi

John nasce a Liverpool il 9 Ottobre del 1940 e trascorre l’infanzia a casa della zia Mimì, da cui viene preso in affidamento. Del padre di John si perdono presto le tracce e la madre viene considerata inadeguata a prendersi cura del bambino. Ma sarà proprio lei, Julia Lennon, a incoraggiare il ragazzo a coltivare l’amore per la musica: i due infatti si riavvicineranno nel corso della adolescenze, e lei gli insegnerà i primi accordi al banjo e poi gli regalerà una chitarra acustica, con cui John comincerà a strimpellare le prime canzoni. E sempre grazie alla madre di Lennon, inizieranno a nascere le prime jam session nel bagno di casa, alcune con gli stessi amici che più tardi diventeranno i Beatles.

L’infanzia di John si divide proprio fra le due sorelle, così diverse fra loro. Da un lato la madre, forse la figura per lui più influente di tutte, e dall’altro la zia, severa e autoritaria, che avrebbe sempre preferito che il ragazzo si concentrasse più sugli studi che sulla musica. Proprio riguardo la questione diventerà celebre una sua frase sulla passione per la chitarra di John: «Con quella non ti guadagnerai mai da vivere!». Cara zia Mimì, ahimè, ti sbagliavi di grosso!

Così, fra dischi di Elvis e qualche accordo di banjo, il giovane ribelle John Lennon comincia a sfiorare l’idea di mettere su un gruppo musicale. Siamo verso la fine degli anni Cinquanta e le principali attività del musicista originario di Liverpool sono quelle di marinare la scuola, abbordare ragazze al cinema e passare i pomeriggi immersi fra le fila di vinili dei negozi di musica.

Arriva il 1956, e così anche la prima band di John Lennon: i Quarry MenLa band segue l’onda dello Skiffle, un genere in voga a quei tempi considerato come una sorta di precursore del rock’n’roll: ritmi veloci, influenze folk e blues, e nel caso di Lennon e compagni, una strumentazione piuttosto particolare: oltre alla chitarre e un contrabbasso piuttosto rudimentale, fra i componenti vi era anche un suonatore di washboard, ovvero una tavola per lavare il bucato che veniva percossa con dei ditali da cucito, e che fungeva sostanzialmente da parte della sessione ritmica.

La band comincia a esibirsi in alcune feste e locali, ma da lì a un mese, un incontro cambierà la vita di Lennon. È il 9 luglio del 1957, e ad assistere a un concerto dei Quarry Men c’è un giovane musicista inglese: Paul McCartney. Paul è estasiato dalla voce e dal carisma di John, così alla fine della loro esibizione, chiede di essere ascoltato suonare, esibendosi per pochi minuti con i brani Be Bop A Lula e Twenty Flight Rock.

John guarda quel ragazzino di soli 15 anni suonare con una maestria tale che dentro di lui prova sentimenti contrastanti, dall’ammirazione all’invidia. Il resto è storia: tra i due sboccerà un’amicizia profonda e un proficuo connubio artistico e musicale che li ha resi coloro che tutti conosciamo.

L’adolescenza di John, tuttavia, si conclude con un tragico evento: la morte della madre, che viene investita proprio mentre è in compagnia del figlio. È il 1958, e Lennon perde la persona che lo aveva spinto, sostenuto, ma sopratutto, amato più di tutti. Proprio a lei nel 1968, dedicherà la celeberrima Julia.

Nascono i Beatles, la band che ha fatto la storia

Nel 1959 i Querry Men cambiano nome: diventano i Silver Beatles, e nelle fila ovviamente ora milita anche Paul McCartney. Successivamente entra a far parte della band anche un altro chitarrista, George Harrison, e con lui 3/4 dei membri dei futuri The Beatles sono ora al completo. Già nel 1963 Lennon e McCartney scriveranno quelli che diventeranno i primi due successi del gruppo: Please Please Me e She loves you, la seconda in particolare diventerà un tormentone di quel periodo.

Con la band The Beatles, la cui nascita si fa risalire ai primi anni del 1960, la band di Lennon e McCartney, che fino a quel momento si esibisce in un piccolo pub a conduzione familiare di Liverpool, inizia a muovere i primi passi verso il successo: fanno i primi live ad Amburgo. Alla batteria, per il momento, c’è Pete Best.

Nel 1962 e 1963 con i primi live in trasferta inizia a delinearsi il primo volto della band, caratterizzato dai tagli di capelli a caschetto e giacche tutti uguali. Nella formazione subentra il batterista Ringo Starr e, a fine anno, il clamore suscitato dai live attira l’attenzione di quello che molti chiameranno il quinto Beatle: il manager Brian Epstein.

Il manager Epstein procura ai Beatles il primo contatto per l’album Please Please Me (del 1963) che ha subito un grandisimo patto sia sul pubblico che sulla critica. Ma per John è solo uno dei tanti successi: alla fine dell’anno il singolo She Loves You diventa un successo interazione e scoppia anche in America la cosiddetta Beatlemania: in tutto il mondo si scatenano fan adoranti e fenomeni d’isteria per il gruppo, che tiene concerti colmi di ragazzine urlanti. L’emozione è talmente forte che non è raro vedere filmati di giovani fan che svengono davanti ai loro nuovi idoli.

Con A Hard Days Night e Help! i Beatles si confermeranno la band più seguita del momento: la regina Elisabetta II in persona consegnerà loro l’onorificenza di baronetti dell’Impero Britannico. Saranno però gli anni successivi a vedere i primi dischi della maturità musicale del gruppo: escono Rubber Soul, Revolver e il celeberrimo White Album.

Per i membri della band iniziano le prime esperienze con le droghe, i tour internazionali e la fama, 10 anni di totale attenzione musicale e mediatica che oggi hanno reso i Beatles uno dei gruppi più importanti di sempre. Basta elencare alcuni dei loro successi per capire di cosa parliamo: Hey Jude, Don’t let me down, Yesterday, Here’s come the sun, Revolution, Lucy in the sky with diamonds; insomma, si potrebbe continuare all’infinito.

Lo scioglimento del gruppo avverrà verso la fine degli anni Sessanta: contrasti interni diventati insanabili, ma sopratutto, quattro personalità forti e sempre più stravaganti, che con gli anni evidentemente erano diventate l’una incompatibile con l’altra. Fra le cause dello scioglimento sono in molti ad indicare anche la celebre Yoko Ono. Ma questa è un’altra storia.

JOHN LENNON YOKO ONO
JOHN LENNON YOKO ONO

La vita privata di John Lennon: i figli e Yoko Ono

Prima di parlare della famosissima relazione con Yoko Ono, bisogna fare un passo indietro fino al 1957, anno in cui John Lennon conosce Cynthia Powell, il suo vero primo amore. I due cominciarono una relazione e nel 1962 lei si scoprì incinta, così decisero di sposarsi il 23 agosto del 1962. Tuttavia, il matrimonio preoccupò molto il manager Brian Epstein, che pensò che avrebbe potuto danneggiare l’immagine dei Beatles, e così cerco di fare in tutti i modi per mantenerlo segreto.

Il figlio di John Lennon, John Charles Julian, venne alla luce l’8 aprile del 1963. Proprio a lui è dedicata la celebre canzone Hey Jude, sebbene la canzone fu scritta da Paul McCartney, con il quale, a differenza del padre, aveva un gran rapporto.

Nel 1966 John conosce Yoko durante una esposizione delle opere della giovane artista presso l’Indica Gallery di Londra. Fra i due fu subito più che un colpo di fulmine, una profondissima intesa spirituale, che porterà John a divorziare da Cynthia l’8 novembre.

A dire il vero, Yoko fu solo la goccia che fece traboccare il vaso, dal momento che John non fu mai fedele alla sua prima moglie, alla quale arrivò addirittura a confessarle i numerosi tradimenti fin dai tempi del college. Ma la nuova storia, più seria rispetto alle scappatelle precedenti, mise definitivamente in crisi il rapporto con Cynthia. Nel 1969 John e Yoko si sposarono a Gibilterra e qualche anno più tardi, nel 1975, verrà alla luce il secondo figlio di Lennon, Sean. Oggi entrambi i figli portano avanti la carriera di musicista, proprio come il padre.

Dall’unione di Lennon e Yoko Ono nasceranno alcuni dei più bei brani della storia: fra tutte la già citata Imagine, ma anche Working Class Hero, Woman e l’album Double Fantasy. Insieme alla sua nuova dolce metà il cantante attraverserà un momento di grande creatività musicale e di stabilità familiare, e anche se verso la metà degli anni Settanta i due subiranno una separazione, lei gli starà vicina fino alla fine della sua vita.

La tragica morte di John Lennon

John Lennon muore tragicamente l’8 dicembre del 1980, all’ingresso del Dakota Building di New York a causa di cinque colpi di pistola esplosi da Mark Chapman, un giovane disturbato e fanatico dell’artista cui lo stesso firmò un autografo pochi istanti prima di essere colpito. Moltissime saranno le dimostrazioni celebrative e gli eventi nel mondo della musica e dello spettacolo nel periodo immediatamente successivo alla morte dell’artista, e che ancora oggi viene ricordato nella tragica data della sua scomparsa.

Sono le 22.51 di una sera di dicembre. Lennon ha appena trascorso un’intera giornata al Record Plant Studio e sta rincasando con la moglie. Il cantante si trova davanti al Dakota Building, quando Chapman, alle sue spalle, lo chiama per nome. «Hey, Mr. Lennon». Ma John non fa nemmeno tempo a girarsi. «Mi hanno sparato.. mi hanno sparato». 

Un proiettile ha attraversato la sua aorta, così John arranca sui gradini del Dakota, quando viene soccorso da una pattuglia di polizia, fatto sdraiare sul sedile posteriore dell’auto e trasportato d’urgenza all’ospedale. Le fonti raccontano che sull’auto gli venne chiesto se sapeva chi era, e che lui rispose «Sì, John Lennon», ovvero, le ultime parole prima di morire.

Chapman intanto si sedette sui gradini, togliendosi la giacca, e aspettando. Quando gli fu chiesto «Sai che cosa hai appena fatto?», il ragazzo fu freddo nel rispondere: «Sì. Ho appena sparato a John Lennon». Il cantante fu dichiarato morto alle 23.15, mentre la leggenda vuole che fra gli altoparlanti dell’ospedale risuonasse All my loving dei Beatles.

Si è parlato tantissimo riguardo le motivazioni di Mark Chapman. Alcuni hanno sostenuto che a guidare l’istinto omicida di Mark fosse un sentimento ideologico, e più precisamente, il presunto ateismo e la grande presunzione di Lennon, che nelle sue canzoni affermava di non credere in Dio, e non credere in Beatles. In realtà Chapman ai tempi non era nemmeno cristiano, e la fede fu ritrovata, anzi, ai tempi della galera.

Il reale movente fu, al contrario, una sorta di invidia patologica, come si può facilmente comprendere dalle dichiarazioni dello stesso Chapman:

«Mi sembrava sbagliato che l’artefice di tutte quelle canzoni di pace, amore e fratellanza potesse essere tanto ricco. La cosa che mi faceva imbestialire di più era che lui avesse sfondato, mentre io no. Eravamo come due treni che correvano l’uno contro l’altro sullo stesso binario. Il suo “tutto” e il mio “nulla” hanno finito per scontrarsi frontalmente. Nella cieca rabbia e depressione di allora, quella era l’unica via d’uscita. L’unico modo per vedere la luce alla fine del tunnel era ucciderlo».

John Lennon
Fonte Foto: https://www.facebook.com/johnlennon/

Gli aforismi di John Lennon

Siamo arrivati alla fine del nostro viaggio. Che dire, di Lennon resteranno sempre le sue canzoni, i suoi messaggi d’amore, il suo canto di libertà e la sua firma nella storia. E anche se talvolta può sembrare riduttivo ridurre un uomo ad alcuni aforismi estratti dalle sue canzoni o interviste, per John Lennon forse un’eccezione potremo farla. Perché è proprio da alcune delle sue parole che si possono cogliere le sfumature più interessanti della sua personalità, del suo carattere, dei suoi umori e delle sue idee.

Dunque, lasciamoci così, con alcune delle più famose frasi di John Lennon:

• «Il rock’n’roll era reale. Tutto il resto era irreale. Quando avevo quindici anni era l’unica cosa, tra tutte, che potesse arrivare a me».

• «Parte di me sospetta che io sia un perdente, l’altra parte pensa che sono Dio Onnipotente».

• «A mia zia Mimi dicevo sempre: “Hai buttato via tutte le mie poesie e te ne pentirai quando sarò famoso”. Non le perdonavo il fatto che non mi trattasse come un fottuto genio».

• «La vita è ciò che ti accade quando sei tutto intento a fare altri piani».

• «Viviamo in un mondo in cui ci nascondiamo per fare l’amore, mentre la violenza e l’odio si diffondono alla luce del Sole».

«Preferisco le idee agli ideali».

• «Siamo più popolari di Gesù Cristo adesso. Non so chi morirà per primo tra il Rock and Roll e il Cristianesimo».

Fonte Foto: https://www.facebook.com/johnlennon/

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ultimo aggiornamento: 08-03-2018

Lorenzo Martinotti