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Che cos’è il K-pop, il genere coreano che ha conquistato il mondo

BTS

K-pop: la storia, le caratteristiche e i gruppi più importanti del genere musicale coreano che ha lanciato star come BTS e Blackpink.

Il K-pop è il genere asiatico che ha conquistato il mondo nel nuovo millennio, tanto da conquistare ogni angolo con artisti come Psy e poi stabilizzarsi nelle prime posizioni in America grazie a fenomeni come BTS e Blackpink. Balzato agli onori della cronaca nera piuttosto spesso anche per le tragiche morti di alcune delle sue star, è un genere musicale che fa discutere per le sue caratteristiche, che lo rendono un fenomeno prettamente industriale più che artistico, mosso da un sistema che fagocita le vite degli stessi artisti. Andiamo a ripercorrerne la storia, le origini e a scoprire chi sono i gruppi simbolo di questo genere musicale asiatico.

Che cos’è il K-pop: la storia

Per K-pop s’intende la musica popolare coreana, ma con un’accezione totalmente differente rispetto a quella della tradizione di Seoul. Si tratta infatti di una versione del genere pop coreano mescolato con le moderne influenze della musica occidentale.

BTS
BTS

Le origini di tale genere si possono ricondurre all’ondata di cultura occidentale arrivata in Corea del Sud tra gli anni Quaranta e Sessanta, ma di fatto il K-pop moderno, come lo conosciamo ancora oggi, nasce più tardi, negli anni Novanta.

Una svolta arriva con il debutto nel 1992 del trio Seo Taiji and Boys, che fin da subito riesce a spopolare tra gli adolescenti, dando l’impulso all’industria musicale coreana per la creazione di veri e propri gruppi composti da teen idol.

Sull’onda dei Seo Taiji nascono così gruppi come gli H.O.T., che debuttano nel 1996 cantando, ballando e mostrando un comportamento del tutto omologato. Questa la loro celebre Candy:

La formula vincente degli H.O.T., che riprendeva quella degli americani Backstreet Boys, viene ripresa in quegli anni da tantissime giovani boy band e girl group. Per arrivare alla conquista delle classifiche di tutto il mondo bisogna però aspettare il nuovo millennio. Con gli anni Duemila il nuovo genere coreano, che inizia a venir etichettato come K-pop. Sull’onda della hallyu, la popolarità della cultura sudcoreana all’estero, nascono tante nuove formazioni, per sostituire quelle ormai sciolte degli anni Novanta.

Tra queste i TVXQ, SS501, Super Junior, Kara, f(x), After School e tante altre ancora. Una seconda ondata di teen idol che inizia a raggiungere anche mercati diversi rispetto a quello coreano. Con la Coppa del Mondo di calcio del 2002, svolta tra Giappone e Corea del Sud, l’occidente inizia a conoscere meglio la cultura sudcoreana, compresa la musica popolare del paese. Il primo paese che accoglie con grande entusiasmo il K-pop è però il Giappone, seguito dalla Cina.

Dalla seconda metà degli anni Duemila, i dati confermano la crescita del genere in tutta l’Asia, e per la prima volta anche nel mercato più importante del mondo, quello degli Stati Uniti. Con l’avvento della dance elettronica nel 2008, il K-pop si rifà il sound, diventando ancora più orecchiabile.

Ma la grande svolta di questi anni è la nascita e lo sviluppo dei social media, che permettono di dare grandissima visibilità agli artisti di punta del genere, facendoli conoscere a tanti teen-ager in tutto il mondo. E così, nel 2012 una canzone parodistica come Gangnam Style di Psy riesce a diventare il brano di maggior successo di sempre sui social, primo video a superare un miliardo di views su YouTube:

Grazie a Psy, anche l’ultimo muro è abbattuto e il K-pop arriva in ogni angolo del globo. Non a caso, da quell’anno le agenzie coreane puntano fortemente sul mercato anglofono, producendo tanti brani in inglese.

Se è vero che i primi tentativi non vanno a buon fine, nel 2017 un gruppo K-pop riesce finalmente a conquistare l’America: i BTS, che diventano la prima band coreana della storia a conquistare un Billboard Music Award, e poi anche un American Music Award. Inoltre, il loro album Love Yourself: Tear diventa nel 2018 il primo album in coreano della storia della Billboard 200. Di seguito la loro Boy with Luv:

K-pop: caratteristiche

Genere ibrido per antonomasia, il K-pop mescola le tendenze musicali occidentali (c’è dentro di tutto, dall’house all’R&B, dall’hip hop al rock, dal jazz al soul) con un’attenzione maniacale alla parte visiva delle esibizioni, ai colori, alle coreografie.

Gli artisti tipici di questo genere ricalcano un canone di bellezza che spesso è stato oggetto di critiche da parte del mondo occidentale. Inoltre, le band sono spesso categorizzate attraverso delle mode tra loro molto distinte. Troviamo così gruppi con un look ‘da strada’, altre con un look ‘retro’, altre ancora con un look futuristico o sexy.

Tra le peculiarità del K-pop vi è il suo sistema industriale molto severo. Gli artisti sono gestiti in tutto e per tutto da alcune agenzie, che ne curano il look, la musica e ogni esposizione pubblica. Le più importanti sono SM Entertainment, YG Entertainment e JYP Entertainment.

Un processo industriale che ha sollevato numerose critiche per il superlavoro cui sono costretti gli artisti e per la ‘sessualizzazione’ delle ragazze che compongono le girl band. Fattori questi che hanno spesso minato la salute mentale degli artisti K-pop, portando a una serie di suicidi che ha sconvolto il mondo intero.

Gruppi K-pop: le band più importanti

Nella storia del genere musicale asiatico più amato in tutto il mondo le formazioni più importanti sono state: Seo Taiji and Boys, H.O.T., Sechs Keys e soprattutto BTS e Blackpink, i gruppi che hanno conquistato definitivamente l’America. Proprio i due gruppi degli anni Duemiladieci sono infatti riusciti non solo a raggiungere le vette delle classifiche nordamericane, ma anche a conquistare la critica, ottenendo premi importanti come gli AMA.

Di seguito Blood, Sweet and Tears dei BTS:

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ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2023 13:09

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