Nel 2019 i Massive Attack hanno deciso di volgere in pratica tutto ciò che, nel corso degli anni, hanno avuto modo di teorizzare: diminuire l’impronta di carbonio dell’industria della musica live, a partire proprio da loro stessi.

Certo, non si tratta di un’impresa semplice: pensate a quanta gente “muovono” i live nel loro complesso: spostamenti di attrezzatura, montaggio di palchi, spostamenti delle band e di tutto il loro entourage e molto altro. Come si potrebbe ridurre l’impatto di tutto questo? È la domanda a cui il gruppo ha cercato di rispondere, contattando il Tyndall Centre for Climate Change Research. Grazie alle ricerche di questo centro, hanno organizzato un concerto a impronta zero: il 2020 era l’anno in cui avrebbero dovuto presentarlo al pubblico ma, come sappiamo, le cose si sono messe male per l’industria della musica live e per molti altri. Così il piano ha subito una battuta d’arresto, che ha però permesso al gruppo di creare un progetto alternativo, per continuare a mettere ipotetica legna sotto a ipotetico fuoco (tutto è ipotetico perché parliamo di emissioni di carbonio, quindi meglio prendere i falò con le pinze!).

Ecco come è nato Eutopia, l’EP che è stato pubblicato la scorsa estate e che ha come tema centrale proprio questo: i pericoli derivanti dal climate change.
Ovviamente ognuno di noi potrebbe muoversi nello stesso senso, con grande favore di Del Naja e soci: pensiamo a tante soluzioni efficaci come quelle proposte da Grohe e il suoi prodotti a risparmio idrico, che ci permettono di rudirre i nostri consumi di una quantità davvero considerevole.
Ma come si parla di questi temi all’interno di questo EP così innovativo?

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Eutopia: come nasce uno scossone

Parte tutto da Thomas More e dal suo (ormai) vecchio libro “Utopia”: da lì partono i nostri, con tre tracce audiovisive che rappresentano il primo lavoro in studio del gruppo dopo Ritual Spirit del 2016. In collaborazione con nomi quali Algiers, Saul Williams e Young Fathers, questo lavoro presenta anche delle voci di spicco del panorama politico, quali Christiana Figueres, che ha stilato l’accordo di Parigi sul clima delle Nazioni Unite, Guy Standing, noto come teorico del mai abbastanza discusso reddito di base e Gabriel Zucman, il professore che ha teorizzato la famosa tassa sul patrimonio americana.
Parliamo di temi forti, importantissimi soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo: ciò che avviene sempre più spesso, ovvero uno spolpamento dei valori ambientali e umani, in favore di un capitalismo massivo, agguerrito e mai tanto aggressivo.
Da qui partono i Massive Attack, la band di successo nel nostro Paese e ovunque nel mondo, ma prevediamo che non sarà qui che si fermeranno.

Facciamo ovviamente il tifo per loro e per noi, è proprio il caso di dirlo: ognuno può e dovrebbe fare la sua parte, non possiamo più permetterci di delegare. Un comportamento più diligente e riflessivo su questo tipo di materie potrebbe metterci al riparo da grossissimi problemi in futuro. Se non il futuro nostro, non imminentemente, quindi, dovremmo essere almeno in grado di preoccuparci per il nostri figli.
I Massive Attack ci illuminano la via, che possiamo percorrere a ritmo.


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