A Barcellona si è tenuto il primo concerto post-Covid, un esperimento da migliaia di persone con tanti controlli: ecco la reazione dei cantanti italiani.

Il 27 marzo a Barcellona si è fatta a suo modo la storia. Al Palau San Jordi si è tenuto un grande esperimento in tema di sicurezza: il primo grande concerto in Europa dell’epoca post-Covid. Con il benestare delle autorità iberiche, è stato organizzato un evento che ha visto per protagonista i Love of Lesbian, davanti a 5000 persone non distanziate, ma sottoposte a un test antigenico. E un’iniziativa simile si è tenuta anche ad Amsterdam. Ecco la reazione del mondo della musica italiana a questo primo grande passo verso la ripartenza per un settore in fase di stallo da oltre un anno.

Concerto post-Covid a Barcellona e Amsterdam

L’esperimento spagnolo, finanziato dal recovery fund europeo, ha rappresentato un primo passo verso un programma che si pone come obiettivo la standardizzazione di condizioni di sicurezza che consentano di organizzare grandi eventi, dai concerti alle partite di calcio.

concerto
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Un’iniziativa che è stata ampiamente raccontata anche dai media italiani, e che ha dato da riflettere ad alcuni nomi della nostra musica, ad esempio Piero Pelù: “In Olanda e Spagna ci sono già stati due concerti dal vivo con circa 5000 spettatori (cavie) presenti grazie alle mascherine e al test antigenico negativo. Se si dimostrasse che i contagi da assembramento live controllato fossero attorno allo 0% saremmo capaci di fare lo stesso anche in Italia?“.

La riflessione di Lodo Guenzi dopo il concerto di Barcellona

All’indomani dello show di Barcellona, anche Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale si è lasciato andare a una lunga riflessione sulla ripartenza del settore dal vivo in Italia: “...in fondo alla catena almimentare ci siamo noi. Noi, non io. Non quelli che cantano a Sanremo, che pubblicano i dischi e hanno SIAE e royalties. Quelli che montano i palchi, che spostnao i case, che aprono le serrande, che guidano i furgoni. Quelli che adesso cercano altri lavori, vendono strumenti e mezzi, fanno i debiti o si lasciano andare. Vite nascoste dietro l’equivoco che accendere un palco serva a far sentire figo chi ci sale sopra, non a dare una vita dignitosa a centinaia di migliaia di famiglie dietro a quelli che il palco l’hanno messo su. Ancora una volta, gli ultimi ad avere una prospettiva in un mondo in cui saremo gli ultimi a uscire dalla crisi. Che amarezza“.

Di seguito il post di Lodo:

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ultimo aggiornamento: 29-03-2021


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