Michele Bravi, La geografia del buio: la recensione del terzo album della carriera del cantautore di Città di Castello, il primo dopo l’incidente.

C’è un Michele Bravi pre e un Michele Bravi post incidente stradale. Un prima e un dopo di cui non si può tener conto. La geografia del buio è il terzo album in studio nella carriera del cantautore umbro classe 1994. Ma è come fosse il primo. Un nuovo inizio dopo il periodo più difficile della sua vita, almeno finora. Con l’incidente Bravi ha perso tutto, o quasi. Ma dal dolore è riuscito a trovare la forza di poter venire fuori, o meglio ha imparato a conviverci, lo ha trasformato in emozione, e quindi in musica terapeutica, per aiutare se stesso e gli altri a comprendere il significato più profondo della sofferenza, e al contempo la forza dell’amore.

Michele Bravi, La geografia del buio: la recensione

Presentato come un concept album, La geografia del buio è in effetti un lungo racconto, ma all’interno delle sensazioni e della vita dell’artista, che in maniera teatrale presenta uno spaccato della sua sofferenza e delle lezioni che imparate in questi anni difficili.

Michele Bravi
Michele Bravi

Dieci tracce per una durata che non supera i 35 minuti. Un breve viaggio di grande intensità, che presenta una struttura circolare e poche variazioni sul tema, almeno dal punto di vista musicale. Scritto dallo stesso Bravi con la collaborazione di Cheope, Federica Abbate (presente anche come feat. in Un secondo prima) e il produttore Francesco ‘Katoo’ Catitti, La geografia del buio gioca sulla trasformazione e rappresentazione del dolore attraverso una base sonora parzialmente elettronica, ma guidata da un malinconico pianoforte, con qualche leggera pausa e poche aperture improvvise e non sempre funzionali.

L’album è dedicato a una persona speciale, un angelo che ha aiutato Michele Bravi a convivere col suo dolore. E per questo l’amore è il secondo grande protagonista dell’intero concept. Ma un protagonsita silenzioso e quasi invisibile, sussurrato. E proprio il sussurro è l’arma adottata dal cantautore per esprimere maggiormente i suoi sentimenti. La sua interpretazione è infatti quasi per tutta la durata dell’album incentrata su un cantato incerto e fragile. Armi che servono per dar forza e concretezza alla descrizione di sentimenti molto difficili da maneggiare.

Struttura circolare, dicevamo. E non a caso i punti migliori del disco sembrano essere proprio l’introduzione, affidata a La promessa dell’alba, e l’epilogo, Quando un desiderio cade, ballata pop che utilizza immagini familiari ma raccontandole in una chiave molto personale. Il tutto concluso dall’emozionante coda pianistica di A sette passi di distanza. Per il resto l’album non regala sussulti straordinari verso l’alto o il basso. Funzionano i singoli, anche inseriti in questo contesto, meno invece Senza fiato, forse il brano più distante dal mood dell’opera. Non resterà probabilmente il miglior album della carriera di Bravi, ma è un lavoro sincero, e questo è ciò che in questo momento tutti si sarebbero aspettati da lui.

La tracklist

1 – La promessa dell’alba
2 – Mantieni il bacio
3 – Maneggiami con cura
4 – Un secondo prima (feat. Federica Abbate)
5 – La vita breve dei coriandoli
6 – Storia del mio corpo
7 – Tutte le poesie sono d’amore
8 – Senza fiato
9 – Quando un desiderio cade
10 – A sette passi di distanza

Top: La promessa dell’alba – Quando un amore cade – A sette passi di distanza

Voto: 7

Di seguito il visual de La promessa dell’alba:

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ultimo aggiornamento: 29-01-2021


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