Linus si sfoga: “Non ho forze, sono in terapia”

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Il popolare conduttore radiofonico Linus, “boss” di Radio Deejay, ha spiegato ai suoi fan cosa c’è dietro la sua forte debilitazione.

Linus ha spiegato ai suoi tantissimi ascoltatori che ogni giorno lo seguono su Radio Deejay, di stare seguendo una lunga e complessa terapia. Linus, infatti, ha un edema al tallone, che gli provoca dolori allucinanti e lo costringe a una terapia molto lunga a cui deve sottoporsi ogni giorno.
Sul blog ha voluto quindi in prima persona raccontare cosa sta passando in questo difficile momento.

“Non ho forze”

“Ciao. Come state? Vi manco? Voi a me tantissimo. Specialmente in momenti come questo, in cui la frenesia di tutti i giorni lascia un po’ di tempo alle riflessioni. Sto facendo una cosa strana, una cosa che, come direbbe Nicola, SEMBRA CATIVA ma in realtà molto buona. Per radio o su Instagram ho detto che ho l’influenza, la verità è che sono solo un po’ debilitato per una cura che sto seguendo. Ormai la guarigione del tallone è diventata il mio Sacro Graal, una ricerca che sta tra il mistico, lo scientifico e la stregoneria. L’ultimo tentativo è una serie di infiltrazioni che dovrebbero aiutare l’osso a riassorbire l’edema che da tempo immemore mi causa tanto dolore. In pratica mi mettono una flebo di una cosa che non mi interessa cosa sia e me ne sto quattro ore abbondanti ad aspettare che scenda. SEMBRA CATIVA ma in realtà (spero) molto buona. Spero, perché non so ovviamente se questa ennesima strada porterà finalmente da qualche parte. In più, il dopo non è esattamente una passeggiata. A malapena mi rimangono le forze per fare la radio al mattino.

“Sono un maratoneta”

Uno come Linus di certo non è un tipo che molla, e ne è ben consapevole:

“Ma tengo duro. Sono un maratoneta, posso correre per quarantadue chilometri senza fermarmi, di cosa posso aver paura? Succede però che la parte in teoria più fastidiosa, cioè le cinque ore in ospedale, siano alla fine l’aspetto più piacevole. Me ne sto qui, nella mia stanzetta all’ultimo piano, da solo, nel silenzio più assoluto. Sotto si vede una scuola, di quelle tipiche del centro di Milano, appoggiata a una vecchia chiesa. Vengo qui dopo il programma, poco prima dell’una, e per la prima ora non arriva un suono. Poi comincia la ricreazione e i bambini escono in cortile, e da lì non finiscono più di gridare. Corrono, corrono sempre. I maschi si spingono, le femmine fanno dei capannelli che poi sciolgono e corrono via anche loro. Corrono e gridano. Pensavo che il tempo non mi sarebbe mai passato, invece vola.
Leggo qualche articolo che non avevo avuto il tempo di leggere questa mattina, tipo un’intervista con Fuksas e la sua Nuvola, o i pareri dei colonnisti sulla mia Juve, sull’Inter di De Boer e i ragazzini del Milan. Cose così. Lavoro. Lavoro tantissimo. Telefono, mail, agenda. Tutto quello che si può fare da una poltrona si può fare anche da un letto. Pensavo di dormire, invece al massimo ho sonnecchiato mezz’ora. Ho imparato a muovermi con la flebo appesa alla gruccia, adesso un’infermiera gentile mi ha portato un cappuccino e l’ho bevuto in piedi, appoggiato alla finestra. I bambini sono andati via, e tra poco vado via anch’io. Verrei qui anche domani. Scriverei anche domani.”

Da parte nostra auguriamo a Linus di riprendersi il prima possibile.

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ultimo aggiornamento: 09-11-2016

Caterina Saracino

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