Heart&Soul, il ritorno in grande stile di Officina Corale

Perché i Green Day si chiamano così?

Officina Corale cambia veste e stupisce ancora una volta.

Torna in grande stile Officina Corale, diretta con encomiabile maestria e grandissimo entusiasmo da Stefano Puri. Torna in scena, di nuovo a Roma ma stavolta nella Chiesa degli Artisti, a Piazza del Popolo, ed è difficile immaginare un contesto più adeguato a questa corale. Già, perché siamo di fronte ad Artisti, persone che magari non fanno della musica l’unica fonte di sostentamento della propria vita, ma sicuramente persone che fanno di questa espressione dell’arte una parte fondamentale del loro cuore. E non basta la passione, così a scanso di equivoci, no signori miei, serve ben altro per riuscire a trasmettere quello che trasmettono loro.

Lasciatevi alle spalle tutto quello che pensavate di sapere su Officina Corale e immergetevi in Heart&Soul, un mistico abbraccio tra il sacro il profano che si fondono e si confondono in nome dei sentimenti umani, un caldo abbraccio che inizia con O do not move (J. Tavener), eseguita lasciando il pubblico al centro del coro, circondato dalle voci, accarezzato dalle note. Il primo tempo dedicato alla musica sacra, il secondo a quella profana ma non c’è distacco, non c’è una rottura. Si va avanti trasportati dalla musica e dalle tematiche e non è facile capire se la preghiera (o la dedica) è rivolta a Dio, all’amata o al figlio appena nato, e questo è uno dei più grandi successi della musica.

Per la descrizione completa del concerto non vi resta che andare sulla pagina ufficiale di OC.

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ultimo aggiornamento: 29-05-2017

Nicolò Olia