Blur, The Great Escape: l’11 settembre 1995 veniva pubblicato uno degli album più importanti nella storia del britpop.

I Blur sono una di quelle band che producono album con un’identità ben precisa e definita. Proprio come è successo per The Great Escape, lavoro discografico uscito nel lontano 11 settembre 1995. L’album è caratterizzato da influenze indie americane che hanno prevalso sul classico stile britannico della band, anche se il britpop non scompare del tutto nei brani in esso contenuti.

A differenza di molti dei loro contemporanei britpop (o addirittura delle loro controparti americane), i Blur erano un’entità in continua evoluzione, sia in senso artistico che dinamico.

Blur: The Great Escape

Quando uscì The Great Escape, i Blur erano ancora i maggiori rappresentati del britpop su scala mondiale e il genere era, infatti, al suo apice commerciale. Ciò era, in parte, dovuto al grande successo di Parklife, pubblicato l’anno precedente e agli acerrimi rivali – gli Oasis – che erano entrati in scena con il popolare Definitely Maybe del ’94 e seguito da un altro successo, (What’s The Sotry) Morning Glory?, del ’95.

Il video di Parklife:

Anche se Parklife criticava la cultura conservatrice suburbana britannica, The Great Escape era più aperto e – quindi – un’impennata stilisticamente in avanti per la band. In una carriera piena di dischi rivoluzionari, The Great Escape è uno dei pochi lavori di transizione dei Blur veramente distintivi o, almeno, così sembra ad anni di distanza.

Blur: che ha di diverso The Great Escape dai precedenti album?

Ciò che emerge immediatamente quando si confronta The Great Escape con i precedenti lavori dei Blur è la sezione di fiati in molte delle sue canzoni. Tutto questo ha aggiunto una certa ricchezza armonica alla formazione rock tradizionale della band. Non è un cambiamento enorme a prima vista, ma un ascolto più attento rivela il suo significato.

Canzoni come Fade Away con i suoi ritmi sincopati e le linee prominenti dei fiati si avvicinano persino allo ska della terza ondata. Canzoni più convenzionali come The Universal, una cupa ballad orchestrale, i fiati sono distanti e sommessi, affiancandosi semplicemente all’effetto emotivo generato, accanto a una sezione di archi e al coro.

Blur
FONTE FOTO: https://www.facebook.com/blur

Più importante delle trombe ma meno immediatamente riconoscibile è il nuovo senso di caos della band nella scrittura delle canzoni. In The Great Escape ogni canzone ha una sezione troncata, una melodia che si trascina incompiuta nella successiva o un ritornello costantemente in movimento che mantiene instabile il resto della canzone.

Damon Albarn ha opportunamente criticato l’album definendolo “disordinato“. Sebbene quei continui cambiamenti nella melodia possano essere confusionari, è quell’anticonformismo dirompente che rende The Great Escape uno degli album pop più insoliti e divertenti da ascoltare dei Blur.

Vale la pena sottolineare che The Great Escape è anche uno degli album di maggior successo commerciale dei Blur. Infatti, ha rappresentato il loro secondo numero uno nel Regno Unito, ma anche il loro primo album nelle classifiche negli Stati Uniti e uno dei soli due dei loro dischi multi-platino nel loro paese d’origine.

FONTE FOTO: https://www.facebook.com/blur

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ultimo aggiornamento: 11-09-2020


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