Adele, 30: la recensione del quarto album della cantante britannica a distanza di sei anni dal precedente.

Countdown terminato. Dopo sei anni, riecco Adele. L’album più atteso dell’anno, forse del decennio, segna il ritorno dell’unica e ultima vera diva del pop della musica internazionale. L’avevamo lasciata a 25 e alle struggenti note di Hello, l’abbiamo riaccolta con le note, altrettanto struggenti, di Easy On Me. Con una vita intera in mezzo, Adele è cambiata per rimanere se stessa, gattopardianamente. Tra tentativi di sperimentazione e divagazioni nel proprio pane quotidiano, 30 non è un salto nel buio, ma un’operazione studiata certosinamente per un unico obiettivo: diventare un classico fin dalla sua uscita. Missione compiuta?

Adele, 30: la recensione

Chi si aspettava l’Adele di sempre, l’Adele di prima, l’Adele capace di struggerti e distruggerti, di strapparti il cuore dal petto per farne una pioggia di lacrime, non sarà certo rimasto deluso. Ma in 30 c’è di più. C’è la maturità di una donna cresciuta in fretta, lontana dalla ragazzina che infranse ogni record ormai più di dieci anni fa, già al debutto. Una trentenne raffinata, composta ma anche innamorata della vita e capace di azzardi e sperimentazioni che danno tutto il senso della sicurezza ormai raggiunta dalla persona e dall’artista Adele.

Adele
Adele

La prima metà del disco è in effetti un salto nel vuoto per la regina del soul bianco. Aggrappandosi solo al singolone Easy On Me alla fluente I Drink Wine, la vecchia Adele nelle prime sette tracce lascia ampio spazio alla sua voglia di evadere dal percorso già tracciato. Presenta una veste elettronica, cerca il minimalismo, omaggia la psichedelia, descrive il suo amore per il figlio, ma non nasconde tutte le fragilità di una donna che ha dovuto subire un trauma importante come la fine di un matrimonio.

Il risultato è una serie di canzoni coraggiose e anche piacevoli da ascoltare, ma forse poco soddisfacenti per chi ha atteso sei anni per emozionarsi con la sua voce. Quella sì, rimasta la stessa di sempre. Anzi, forse anche più consapevole e controllabile. A dare una sorta di svolta nel disco è All Night Parking, l’interludio dell’album, una sorota di duetto con Erroll Garner che fa incontrare le atmosfere jazzy con la voglia di contemporaneità della nuova Adele.

Da lì in avanti il disco finisce di tentare l’effetto sorpresa e ci riporta all’Adele che tutti amiamo. Quella piano e voce, capace di emozionare semplicemente con la sua straripante vocalità. Woman Like Me, Hold On, To Be Loved e Love Is a Game sono un concentrato di sentimenti malinconici e sinceri, descritti da interpretazioni al limite della perfezione da parte dell’artista, che non ha perso lo smalto in tanti anni di pausa.

Con cinque brani sopra i sei minuti e uno che si ferma a cinque, 30 non è un disco che punta a diventare radiofonico in tutto e per tutto. Non è un’operazione commerciale pura. Adele può permettersi altro, di osare e di lavorare con tempi biblici alla ricerca del risultato migliore. E accompagnata dal lavoro straordinario del produttore Greg Kurstin è riuscita ancora una volta a centrare l’obiettivo. Abbiamo dovuto aspettarla molto. Ne è valsa la pena. Bentornata, regina.

La tracklist di 30

1 – Strangers by Nature
2 – Easy on Me
3 – My Little Love
4 – Cry Your Heart Out
5 – Oh My God
6 – Can I Get Iit
7 – I Drink Wine
8 – All Night Parking (con Erroll Garner)
9 – Woman Like Me
10 – Hold On
11 – To Be Loved
12 – Love Is a Game

Voto: 9-

Di seguito il lyric video di To Be Loved:

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Adele recensioni strillo

ultimo aggiornamento: 19-11-2021


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