Kurt Cobain: 24 anni dalla morte dell’idolo del grunge

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Oggi sono 24 anni dalla morte dell’immenso Kurt Cobain, padre del grunge e simbolo della musica degli anni Novanta.

La sua scomparsa prematura ha lasciato un vuoto, che ancora dopo più di vent’anni anni pare incolmabile. Perché di Kurt Cobain, ahimè, non ne nascono ogni vent’anni. Parliamo di un uomo che ha cambiato e rivoluzionato la musica, scosso le coscienze, e che si eretto a padre di una generazione.

Kurt Cobain: l’infanzia e i Nirvana

Canzoni malinconiche, suonate per davvero, segnate dalla potenza degli strumenti e dalla sua voce sofferta, roca, talvolta invece delicata e piangente. I Nirvana sono stati e probabilmente saranno sempre una delle migliori cose che siano accadute all’interno del panorama musicale.

Alla guida del trio grunge proprio lui, Kurt Cobain. Nato nel 1967 a Washington, suo padre era un meccanico mentre la madre era casalinga. A soli 8 anni è costretto a subire il divorzio dei suoi genitori, in seguito al quale il padre lo porterà con sé in una comunità di taglialegna.

Kurt è vivace, aggressivo, estroverso, e quando il padre decide di somministrargli il Ritalin, un calmante dagli effetti disastrosi per il cervello, il suo carattere peggiora ulteriormente, fino alla rottura del rapporto con il papà e la fuga.

Arriveranno gli anni da nomade, in cerca di una casa, di un modo per sfogare quella rabbia e quel dolore. E Kurt troverà un posto sicuro nel 1985, quando a 18 anni fonderà i Nirvana. Sono anni di fermento, di protesta, ma anche gli anni del punk rock. E i Nirvana saranno in grado di radunare una intera generazione sotto la loro ala, di farsi portavoce della noia, del dolore, dello spirito di ribellione che caratterizza i giovani di quel tempo.

Proprio Smells like teen spirit, una delle canzoni più celebri dei Nirvana, diventerà l’inno di questa generazione. Ecco il video del brano tratto da Nevermind:

La morte di Kurt Cobain

Parlare del successo dei Nirvana come band e di Kurt come icona del grunge è sempre difficile. Perché da un lato furono proprio quel successo e quell’attenzione mediatica a uccidere Cobain. Un uomo sensibile, un poeta, sempre pronto a dubitare di tutto e di sé, investito da un pessimismo cosmico radicale, e che alla fine semplicemente, non ha retto l’urto con quel mondo.

E non a caso Kurt Cobain è morto proprio durante l’apice del suo successo, preoccupato che la sua musica potesse essere male interpretata, fraintesa, strumentalizzata dai media e dalle televisioni. E poi il suo bruciante mal di stomaco, la depressione, i farmaci, la droga. Kurt è oramai debole e indifeso, e pare che nulla possa salvarlo da se stesso.

Così, dopo aver rifiutato un contratto milionario per un concerto, diverse fughe dalla moglie Kurtney Love e alcuni casi di overdose, arriverà la fine: la mattina dell’8 aprile del 1994 Gary Smith, un elettricista della Veca Eletric, trovò il corpo di Kurt senza vita. Un colpo di pistola e una lunga, sofferta lettera d’addio.

«Mi è andata bene, molto bene durante questi anni, e ne sono grato, ma è dall’età di sette anni che sono avverso al genere umano».

A molti è spesso capitato di chiedersi come sarebbe oggi il mondo con Kurt Cobain in vita. Chissà quali canzoni avrebbe scritto, chissà oggi quali perle ci avrebbe regalato. Perché una cosa è certa: con lui, in qualche maniera, se ne sono andati anche quei meravigliosi anni Novanta.

«È meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente».

FONTE FOTO: https://www.facebook.com/kurtcobain/

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ultimo aggiornamento: 05-04-2018

Lorenzo Martinotti