La storia dei plagi a Sanremo: i casi più famosi di canzoni del Festival troppo simili ad altre.

Non c’è Festival di Sanremo senza polemiche, a volte di costume, molto spesso musicali. Quanti plagi ci saranno stati a Sanremo? Tantissimi, forse troppi. Alcuni conclamati e confermati, altri rimasti solo una sterile accusa del momento. Quasi tutte le edizioni hanno avuto le loro ‘gatte da pelare’. Ultima, e memorabile, quella che ha riguardato i Maneskin nel 2021 con la loro hit mondiale Zitti e buoni. Ma la band romana non è stata la prima e non sarà l’ultima. Ecco una breve cronistoria dei più importanti plagi (o presunti tali) nella kermesse dedicata alla canzone italiana.

La storia dei plagi a Sanremo

Ma questa non l’abbiamo già sentita?“. Quante volte ci siamo posti una domanda simile. Praticamente, ogni volta che accendiamo la radio veniamo inondati da canzoni che ci sembrano somigliare ad altri. Tutto sommato è normale. Anche la musica, come altre arti, è continua evoluzione e ispirazione. Sono davvero rari i casi di suoni inventati da zero. La sensazione di ‘forte somiglianza’, già consueta, diventa però ancora più forte quando ascoltiamo le canzoni di Sanremo. Una kermesse in cui, non a caso, si sono avuti tantissimi casi di plagi, o di brani troppo simili ad altri. E fin dalle prime edizioni.

Maneskin
Maneskin

Un caso clamoroso ha riguardato, per esempio, la canzone italiana più famosa di sempre, almeno tra quelle sanremesi: Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno del 1958. Ad accusare il grande cantautore pugliese e il suo fido Franco Migliacci di plagio fu un certo Antonio De Marco, che aveva suonato un paio d’anni (ma mai inciso) prima del Festival una canzone intitolata Il castello dei sogni. La vicenda terminò con una denuncia per diffamazione da parte di Modugno, con tanto di vittoria in tribunale.

Un paio d’anni più tardi a finire nell’occhio del ciclone furono Renato Rascel e Tony Dallara. La loro Romantica venne infatti portata in tribunale da Nicolò Festa, autore di una canzone intitolata Angiulella. Una perizia affidata a un nome non da poco, Igor Stravinsky, diede ragione alla coppia del Festival.

Due casi emblematici di quanto le accuse di plagio siano state serie, molto serie, nei primi anni del Festival. Finora però l’unico caso di plagio confermato da un tribunale è stato quello del brano Taxi cantanto da Antoine e Anna Identici nel 1970. Una canzone che sarebbe stata copiata, secondo i giudici da Valzer brillante, brano della dilettante Maria Pia Donati Minelli, composto addirittura nel 1948. Dopo una causa lunga anni, la donna fu risarcita con 110 milioni di lire più cospicue spese processuali.

Non ci furono denunce e tribunali invece per la canzone vincitrice del 1970, Chi non lavora non fa l’amore della coppia CelentanoMori, molto simile a un grande classico della Plastic Ono Band di John Lennon, Give Peace a Chance:

L’anno dopo nel 1971 furono i Ricchi e Poveri con José Feliciano a essere accusati di plagio per la loro Che sarà, che presenta due strofe identiche a London London di Caetano Veloso dell’anno precedente. Ben più clamorosa è però la vicenda che ha avuto per protagonista Tiziana Rivale, capace di vincere da semi-sconosciuta l’edizione 1983 del Festival con l’oggi celebre Sarà quel che sarà, un brano molto simile a Up Where We Belong cantata da Joe Cocker e Jennifer Warner, canzone presente nella colonna sonora di Ufficiale e gentiluomo e vincitrice di un premio Oscar per la miglior canzone originale praticamente in contemporanea.

Arriviamo quindi agli anni Novanta e a Ivana Spagna, che nel 1995 presentò Gente come noi, una delle sue canzoni più amate. Ma avete mai notato quanto sia somigliante a una delle più famose hit natalizie, Last Christmas degli Wham? Ovviamente non si tratta di plagio, ma la similitudine fece discutere fin da subito.

Uno dei casi più clamorosi riguardò però l’anno successivo la coppia RonTosca. La loro Vorrei incontrarti tra cent’anni, canzone che vinse quel Festival, fu ritenuta nell’introduzione troppo simile alla celebre More Than Words degli Extreme, ballata del 1993. Non solo. Fece discutere anche il fatto che alcuni versi della canzone erano copiati letteralmente da sonetti di Shakespeare. Due situazioni che non portarono comunque all’esclusione della canzone dalla kermesse.

Altro scandalo nel 1997, quando Nek fu citato in tribunale da Gianni Bella, con l’accusa di aver plagiato la sua Più ci penso del 1974 nella celebre Laura non c’è. Il giudice però non accolse la denuncia del cantautore siculo. Nello stesso anno, a trionfare furono i Jalisse con la loro Fiumi di parole, una sorta di cover in italiano del brano Listen to Your Heart dei Roxette.

Entriamo nel nuovo millennio. Dopo un paio di situazioni ambigue nel 2000, il primo vero scandalo arrivò con Mezze verità dei Sottotono, per molti troppo simile a Bye Bye Bye degli ‘N Sync. Nello stesso anno fu anche Gigi d’Alessio a finire nell’occhio del ciclone per Tu che ne sai, canzone che ricordava nell’armonia Circle of Life di Elton John. Ma ci fu anche chi osò sentire qualche richiamo di Kashmir dei Led Zeppelin in Stai con me dei Gazosa. Quasi un’eresia.

Un paio di casi a edizione segnarono praticamente tutti gli anni Duemila. Tra le situazioni più imbarazzanti di questi anni ci fu però il caso Marco Masini. La sua L’uomo volante, vincitrice dell’edizione più controversa del Festival, fu infatti accusata di plagio per una somiglianza nel ritornello a E ritorno da te di Laura Pausini.

Caso molto clamoroso anche nel 2008. Loredana Bertè fu addirittura esclusa dalla kermesse ini quell’edizione per la sua Musica e parole, ritenuta dalla commissione artistica troppo simile a L’ultimo segreto, canzone del 1988 di Ornella Ventura, scritta tra l’altro dagli stessi autori, Oscar Avogadro e Alberto Radius.

Nel 2016 fu Striscia ad accusare Noemi di plagio per La borsa di una donna, molto simile a un brano pubblicato da Giorgio Faletti nel 2013, Nella borsa di una donna. Nello stesso anno la vicenda più clamorosa riguardò però Alessio Bernabei. La sua Noi siamo infinito era infatti molto simile a One Last Time di Ariana Grande.

E veniamo agli anni più recenti. Nel 2018 i vincitori Meta e Moro furono accusati di plagio per Non mi avete fatto niente, canzone che in realtà era inedita al 100%. Nel 2019 Rolls Royce di Achille Lauro fu invece accostata a 1979 degli Smashing Pumpkins. Una somiglianza notata nientemeno che da Frankie hi-nrg. Nel 2020 il caso più clamoroso ha riguardanto Tecla Insolia. La sua 8 maggio somigliava troppo a Un senso di Vasco Rossi. Infine, nel 2021 la vicenda più rumorosa è stata quella di Zitti e buoni dei Maneskin, accostata a F.D.T. degli Anthony Laszlo:

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Sanremo strillo

ultimo aggiornamento: 25-01-2022


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