La classifica degli album dei Queen: dal disco peggiore della carriera della band di Freddie Mercury al capolavoro assoluto.

I Queen sono stati e sono ancora oggi uno dei gruppi più amati nella storia della musica. E il motivo è semplice: su una solida base pop, specialmente nella loro fase anni Ottanta, sono riusciti a innestare richiami a qualunque altro genere musicale in voga nel loro periodo d’oro, guidati dal carisma e dalla voce di Freddie Mercury ma anche dall‘immenso talento degli altri componenti.

Ecco perché ancora oggi, a decenni dalla scomparsa di Mercury e dalla fine della loro storia ‘classica’, restano tra gli artisti più ascoltati da fan di tutte le età. Ripercorriamo insieme la loro carriera attraverso una classifica, del tutto soggettiva, dei loro quindici album in studio, dal peggiore al migliore.

La classifica degli album dei Queen

Freddie Mercury
Freddie Mercury

15 – Flash Gordon (voto: 6)

Nono album della band, uscì l’8 dicembre 1980 per la Emi, come soundtrack dell’omonimo film ispirato al fumetto di Alex Raymond.

Il disco segnò un grande cambiamento stilistico per Mercury e compagni. Le chitarre rock lasciarono ampio spazio all’uso del sintetizzatori e a influenze disco-funk che non riuscirono però a essere incanalate nella giusta direzione. Il risultato fu un lavoro mediocre che segnò il primo fallimento commerciale della band in America dopo anni di successi. Di seguito il brano più rappresentativo: The Hero.

14 – Queen (voto: 7.5)

Disco d’esordio della formazione, pubblicato il 13 luglio 1973, non fu un successo straordinario, e non è certo tra i loro lavori più riusciti, ma rimane un album da non sottovalutare.

Caratterizzato da spiccate sonorità hard e glam rock, con alcuni innesti prog e proto-metal, alterna brani molto riusciti (Keep Yourself Alive e Liar su tutti) ad altri acerbi, se non addirittura mediocri (Modern Times Rock and Roll). Resta comunque un album fondamentale per la storia del rock, nonché la prima pietra di una carriera straordinaria. Ecco il video ufficiale di Liar:

13 – Queen II (voto: 7.5)

Pubblicato l’8 marzo 1974, il secondo album del gruppo è rimasto nella storia per la copertina (ripresa nel video di Bohemian Rhapsody) e per alcuni brani divenuti con il tempo dei classici per i fan.

Lavoro che prosegue sulla scia del disco di debutto, tra glam rock, accenni di metal e art rock, è stato rivalutato dalla critica nel corso degli anni, tanto da diventare uno dei dischi più importanti in ambito rock nel decennio. Anche in questo caso si alternano brani splendidi (la delicatissima ballata White Queen, la caotica Ogre Battle, la progressiva The March of the Black Queen), ad altri meno ispirati (The Loser in the End o Funny How Love Is per esempio). Ecco il video ufficiale di un live di White Queen:

12 – Hot Space (voto: 8)

Per anni vituperato e rinnegato dai fan per l’ampio uso di sintetizzatori, in un disco che alterna pop a dance rock, con funky molto presente, il decimo album della band inglese è in realtà ricco di momenti piacevoli.

Pubblicato il 21 maggio 1982, contiene non brani danzerecci come Staying Power, Back Chat e Dancer, ma anche un capolavoro assoluto come Under Pressure (con David Bowie), senza dimenticare Las Palabras de Amor e la splendida ballata Life is Real dedicata da Freddie al compianto John Lennon. Questo il video ufficiale di Under Pressure:

11 – Made in Heaven (voto: 8)

Saliamo di livello con l’ultimo album firmato dai Queen con Freddie Mercury, seppur uscito postumo il 7 novembre 1995, a quattro anni dalla morte del cantante.

Disco commovente per ogni fan della band inglese, è contrassegnato da alcuni momenti di altissimo livello (Mother Love, Too Much Love Will Kill You), anche se molte delle canzoni in esso presenti erano già edite, come pezzi pubblicati nei rispettivi album solisti da Freddie e Brian. Tra questi anche la title track, comparsa per la prima volta in Mr. Bad Guy del 1985:

10 – Sheer Heart Attack (voto: 8)

Torniamo agli anni Settanta con il terzo album della band, uscito l’8 novembre 1974. Un album finalmente maturo, che conlcude il percorso iniziato con i primi due lavori tra momenti fantasy, hard rock, glam rock e uno degli assolo di chitarra più riusciti della storia: quello di Killer Queen.

All’interno troviamo alcune perle della carriera della band, tra cui Brighton Rock, Now I’m Here e Stone Cold Crazy (per anni ritenuta la prima canzone speed metal della storia). Insomma, un disco da ascoltare assolutamente. Di seguito Killer Queen in una versione live:

9 – Jazz (voto: 8+)

Pubblicato il 14 novembre 1978, anche Jazz segna un momento di svolta nella storia del gruppo. Si tratta dell’ultimo disco prima dell’apertura ai sintetizzatori. L’ultimo capitolo di una storia puramente rock che li ha accompagnati per tutti gli anni Settanta.

Eclettico e ricco di sfumature come pochi altri capitoli precedenti, divise la critica fin dalla sua uscita, ma rimane a oggi un disco imperdibile per ogni fan, grazie al successo di una hit del calibro di Don’t Stop Me Now, ma anche di pezzi di grande spessore come Fat Bottomed Girls, Jealousy, Bicycle Race e Dreamer’s Ball. Tra parentesi: al di là del titolo, non contiene alcun brano jazz, se si escludono le atmosfere swing e vaudeville proprio di Dreamer’s Ball.

8 – The Game (voto: 8+)

Ottavo album in studio, il primo degli anni Ottanta, pubblicato il 30 giugno del 1980. La band dà il via alla seconda fase della propria carriera con un disco in cui per la prima volta spuntano dei sintetizzatori e le cui sonorità perdono il mordente tipico dell’hard rock per ammorbidirsi verso un pop da classifica (ma sofisticato).

Come sempre la tracklist è però variegata: si passa dalla dance/funk di Dragon Attack e Another One Bites the Dust, trascinati dal basso straordinario di John Deacon, alla power ballad Save Me, senza dimenticare il rock and roll puro di Crazy Little Thing Called Love.

7 – The Works (voto: 8.5)

Undicesimo album della band, uscito il 27 febbraio 1984, doveva essere nelle intenzioni del gruppo il lavoro del riscatto dopo le delusioni commerciali di Hot Space. E così fu.

Disco relativamente breve e piuttosto semplice, contiene alcune delle loro canzoni più amate di sempre: Radio Ga Ga, It’s a Hard Life, I Want to Break Free, Hammer to Fall e anche la straordinaria Is This the World We Created…?.

6 – The Miracle (voto: 8.5)

Tredicesimo disco della band, il primo uscito senza il supporto di un tour a causa delle condizioni di salute di Freddie, venne pubblicato il 22 maggio 1989, dopo circa due anni di lavoro.

Il risultato è un prodotto robusto, contenente tutti gli elementi che hanno reso inimitabili i Queen nei loro anni Ottanta: super hit, aggressive chitarre hard rock, ballate, momenti dance e tanto altro. Tra i brani più riusciti, oltre alla title track, non possiamo non ricordare Breaktrhu, Scandal, Was It All Worth It e soprattutto la celeberrima I Want It All:

5 – Innuendo (voto: 8.5)

Ultimo album pubblicato con Freddie ancora in vita, il 5 febbraio 1991, Innuendo è uno dei capolavori della band. Tra hard rock, pop, antichi richiami prog, e momenti viscerali che sfiorano il soul e il gospel, è forse il disco più maturo in assoluto nella carriera della band, il testamento migliore di quello che sono stati in circa vent’anni di carriera.

Oltre alla title track vale la pena sottolineare la presenza nella tracklist di brani come Headlong, These Are the Days of Our Lives, Bijou e The Show Must Go On.

4 – News of the World (voto: 8.5)

Resta ai piedi del podio il sesto album della band, datato 28 ottobre 1977. Dopo le sperimentazioni dei precedenti lavori, per la prima volta i Queen si aprirono al rock mainstream a tutti gli effetti, e lo fecero dimostrando che avevano il potenziale per fare sostanzialmente tutto ciò che volevano.

Ne venne fuori un disco sì commerciale (aperto dall’uno-due We Will Rock You/We Are the Champions) ma capace di presentare brani per nulla banali come Sheer Heart Attack, All Dead All Dead, It’s Late e My Melancholy Blues. Tra i pezzi più rappresentativi ricordiamo però Spread Your Wings:

3 – A Day at the Races (voto: 8.5)

Pubblicato il 18 dicembre 1976, A Day at the Races ha il grande difetto di essere arrivato dopo il disco che è considerato universalmente il capolavoro della band.

Resta comunque nel cuore di tutti i fan non solo per alcuni brani in esso presenti, ma anche perché fu il primo prodotto dalla band senza il contributo dello storico collaboratore Roy Thomas Baker, che aveva contribuito al loro successo.

Tra i pezzi maggiormente rappresentativi di questo straordinario disco basti pensare a Tie Your Mother Down, con il suo riff lancinante scritto da Brian May, a You Take My Breath Away, la piano ballad più emozionante mai scritta da Freddie, il walzer di The Millionaire Waltz, la potenza di White Man, l’apertura nipponica di Teo Torriatte. Ma la hit più importante fu senza dubbio Somebody to Love:

2 – A Night at the Opera (voto: 9-)

Il più amato e celebrato album dei Queen, uno dei massimi capolavori rock degli anni Settanta, è stato pubblicato il 21 novembre 1975.

Registrato in un periodo di quattro mesi, in diversi studi di registrazione, fu frutto di uno studio certosino da parte dellla band, che mise in questo lavoro il massimo della propria fantasia e voglia di sperimentare, alternando ballate, canzoni da arena, dixieland e ovviamente i riferimenti hard rock, art rock e progressive che erano stati ampiamente utilizzati anche nei precedenti tre album.

Ne venne fuori un lavoro complesso e al contempo godibile, così diverso al suo interno quanto compatto nel suo insieme. Un album in cui ogni membro del gruppo esprime il suo meglio, dall’immenso Freddie al roccioso Roger Taylor.

Ovviamente, è un disco famoso in tutto il mondo per Bohemian Rhapsody. Ma al suo interno sono presenti tante altre gemme: Death on Two Legs, I’m in Love with My Car, ’39, Seaside Rendezvous, The Prophet’s Song, Love of My Life… difficile trovare un pezzo che non valga la pena di essere ascoltato.

1 – A Kind of Magic (voto: 9)

Da una colonna sonora a un’altra. Se Flash era stato un fallimento, A Kind of Magic, album scritto per il film Highlander – L’ultimo immortale, fu un successo notevole.

Musicalmente non è un capolavoro all’altezza di A Night at the Opera o di altri album degli anni Settanta. Ma quello che rende speciale, davvero magico, questo lavoro è che è in grado di riassumere pienamente quello che i Queen sono stati nella loro carriera: una magistrale, irriverente ma sofisticata macchina da hit parade.

E in effetti A Kind of Magic è paragonabile a un greatest hits della loro carriera, un disco in cui quasi ogni brano è diventato un classico del loro repertorio, un lavoro che riassume per spirito e varietà ogni sfaccettatura del loro essere fuori dagli schemi.

Abbiamo così momenti puramente pop come la title track, energici riff hard rock come nella celeberrima One Vision, momenti arena rock come in Friends Will Be Friends, ballate semplici e romantiche come One Year of Love, altre sinfoniche e struggenti come Who Wants to Live Forever e poi ci sono le corse heavy metal dure e pure di Princes of the Universe e Gimme the Prize.

Insomma, uno scrigno prezioso che rappresenta al meglio quello che i Queen sono stati nella loro carriera, con tutti i pregi e i difetti che li hanno sempre contraddistinti, e li hanno fatti entrare in maniera definitiva nel nostro cuore.

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ultimo aggiornamento: 05-04-2020


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