ESCLUSIVA – A tu per tu con David Boriani, astro nascente della musica italiana: amore e realtà in salsa pop

Perché i Green Day si chiamano così?

A tu per tu con David Boriani: un viaggio dall’uomo all’artista passando per Holly e Benji e, ovviamente, la musica

Roma, 15 marzo 2017. È una di quelle giornate in cui non puoi non rimanere innamorato di Roma: cielo limpido, sole tiepido e la bellezza del Colosseo. Difficile immaginare uno scenario migliore per conoscere David Boriani, cantautore emergente fresco di pubblicazione di Becker, il suo primo album.

Iniziamo la nostra chiacchierata dalle origini: chi era David Boriani prima di approdare nel mondo della musica?

David Boriani ha fatto tantissime cose. La musica in realtà è arrivata molto presto, i miei cugini hanno sempre suonato e a tredici anni sono arrivato a comprare il mio primo strumento, basso e amplificatore a trecentomila lire. La musica è sempre stata presente nelle mia vita, non ha mai preso una direzione concreta fino a venticinque anni, ma anche perché sono cresciuto in un quartiere dove se giravi con la chitarra in spalla ti guardavano come se fossi un alieno. Prima di intraprendere la carriera di musicista ho fatto il giornalista, non particolarmente felice lo ammetto, però ho sempre provato a fare il mio anche in quel mondo lì, e proprio organizzando eventi e concerti ho capito di voler fare il cantautore. Ho lavorato a Perugia e Assisi per tre anni, poi nel 2010 sono tornato a Roma e ho avuto la fortuna di firmare il mio primo contratto discografico con un’etichetta indipendente e così è nata l’avventura con i “Durden and The Catering”. Poi è arrivata la decisione di fare qualcosa di più personale e di farlo con le persone adatte.

Possiamo definire quello con i Durden and Catering il tempo della tua formazione musicale?

Assolutamente si. È stato un anno che mi ha formato e oggi la guardo con un sorriso. Facevo musica differente rispetto a quella che faccio oggi ma è stata una tappa importante della mia vita, e se certe tappe vengono a mancare nella crescita di un autore difficilmente si riesce a migliorare e a capire quello che si vuol fare, e se un artista capisce quello che vuole fare e come lo vuole fare è già a metà dell’opera

Quindi, se la passione è stata la molla che ti ha fatto lasciare la tua vecchia vita da giornalista possiamo dire che la consapevolezza è stata quella che ti ha convinto a intraprendere un percorso da solista?

È stata la consapevolezza. È stato un percorso che mi ha portato a capire quello che non volevo fare. Poi è sempre difficile dire quello che ti piace, ma io so benissimo quello che non mi piace ed è già un passo avanti. Mi sono reso conto che quel progetto era in realtà David Boriani, ero io che scrivevo i testi e le canzoni, allora ho deciso di rescindere il contratto per cercare un’altra maniera di fare musica. Fortunatamente sono approdato a ‘Giungla Dischi’ con Andrea Rapino e lì ho avuto l’occasione di lavorare al disco d’esordio con persone come Daniele Senigallia. Sono stato fortunato da questo punto di vista.

Arriviamo così a Becker, il tuo album d’esordio. Prima curiosità: il nome dell’album

Tutti mi chiedono se ci sia un legame con Boris Becker o altri, ma no, la risposta è no. Il riferimento è a Tom Becker, il personaggio del cartone animato Holly e Benji. È un personaggio che sta dietro alla quinte, non è il protagonista, e quello che volevo esprimere con questo album è il mio essere un po’ girovago. Io sono nato in Toscana, poi sono venuto a Roma, ho viaggiato molto, ho cambiato lavoro, amici e un po’ come lui ho cambiato molto nella mia vita. Poi insomma, parliamo di un personaggio di Holly e Benji, ci siamo cresciuti! E mi piace sottolineare anche l’aspetto ludico della musica che secondo me è fondamentale.

Nonostante tu sia toscano nel tuo album si respira il tuo amore per Roma: parlami del rapporto con la città di David come uomo e come cantante

Io ho vissuto in Toscana fino a cinque anni. Come uomo sono sempre stato innamorato di Roma e ogni giorno resto affascinato da questa città. Come artista penso che non si debbano mai dimenticare le origini ma ricordo bene anche la crescita professionale che ho vissuto a Roma. Se fossi rimasto in Toscana probabilmente le cose sarebbero andate diversamente. Poi a Roma sicuramente non è facile imporsi sul mercato, ci sono tanti artisti che vengono ad esempio da Milano o da Bologna, ma io penso che per un artista sia importante il confronto. Non la competizione, ma il confronto.

Il tuo album parla d’amore ma non solo, prova ad abbracciare diversi sentimenti e diverse situazioni. Possiamo definirlo come uno sguardo dal basso, dalla strada, verso ciò che ci circonda?

Io ho tentato di fare un disco pop che parlasse prettamente di amore (ride ndr), ma in realtà da osservatore è quasi impossibile fermarsi alle questioni di cuore. È uno sguardo su ciò che ci circonda e su ciò che mi ha circondato: Becker racconta quello che sono, quello che ho fatto ma spero di essere riuscito a raccontare anche il vissuto di altre persone.

È Francesca, il singolo dell’album ha avuto un grande successo. La citazione non passa inosservata..

In realtà non è un omaggio ma solo un’allusione al grande Lucio Battisti. Io ho un grande difetto che poi magari è anche un pregio: io racconto cose vere, parlo di quello che mi capita, e nel mio caso era proprio Francesca. La canzone parla dei tempi della gioventù, del periodo in cui ne combini di tutti i colori, esci con gli amici, vai nei locali e in mezzo a tutto quello c’era questa ragazza che incontravo per puro caso. È stata una storia che poi non ha avuto un seguito, ho perso di vista questa persona e non ho più avuto contatti con lei almeno fino a due settimane fa quando ci siamo sentiti e lei mi ha detto di aver rivissuto la nostra storia nel testo della mia canzone. Io poi mai avrei pensato di inserire questa canzone nel disco perché è un pezzo di dieci anni fa, poi Daniele  Senigallia e Andrea Rapino mi hanno comunicato che questa canzone sarebbe stato il singolo dell’album.

David, com’è fare musica in Italia?

Lo stomaco non mangia ma almeno l’anima sì. È difficile, servono serenità e calma. Vedo molti ragazzi che cercano di bruciare le tappe e alla fine molti lasciano. In Italia vince chi rimane. Serve pazienza ma soprattutto passione: nel mio caso la musica è l’amore della mia vita. Va trovato il giusto equilibrio e bisogna sapersi godere il momento anche quando sei tra gli emergenti.

Rimani sempre aggiornato sul mondo della musica, lascia la tua email qui sotto:

Privacy Policy
Se ti è piaciuta la notizia, condividila sui social!

ultimo aggiornamento: 15-03-2017

Nicolò Olia