Il pagellone finale del Festival di Sanremo 2019: Bertè e Silvestri al top

Sanremo 2019, le pagelle della finale: dal trionfo del trio Bertè-Silvestri-Cristicchi alla delusione Ultimo.

Quante sorprese in questa edizione del Festival di Sanremo 2019. Da dicembre alla finale, Claudio Baglioni non ha risparmiato colpi di scena, costruendo un cast completo e variegato e alla fine vedendo trionfare uno dei volti nuovi della canzone italiana, Mahmood.

D’altronde, alla vigilia dell’ultimo atto, lo aveva detto: “Devono vincere i giovani“. Le giurie lo hanno accontentato in pieno, e va bene così. Ma andiamo a scoprire insieme il pagellone finale di questa edizione del Festival destinata a rimanere nella storia. Un pagellone condizionato ovviamente da alcuni risultati clamorosi della classifica finale.

Loredana Bertè
Loredana Bertè

Sanremo 2019: le pagelle della finale

Nell’ultima serata sono solo due i grandi ospiti: Eros Ramazzotti (con un Luis Fonsi da 6) ed Elisa. Per il cantautore romano bene il classicone Adesso tu con Claudio Baglioni, un po’ meno i due singoli del nuovo album. Il voto è tutto sommato un soddisfacente 7.

Per la cantautrice di Monfalcone il discorso è differente. Sulle note di Anche fragile non è stata eccellente, ma il brano è di quelli piuttosto sobri, che necessitano di farsi le ossa. Il duetto con il direttore artistico per rendere omaggio a Luigi Tenco però è uno dei momenti più belli di questo Festival. Voto: 8.

Ma scopriamo i voti finali dei 24 concorrenti, in rigoroso ordine alfabetico.

Arisa: 6

Rosalba è stata la concorrente più sfortunata della kermesse. La sua canzone, difficilissima da cantare, forse la più faticosa in assoluto, è cresciuta gara dopo gara. Ma le sue performance, dopo l’eccellente debutto, sono andate peggiorando sera dopo sera. Si è scoperto che in finale è salita sul palco con 39 di febbre. La sufficienza è un premio al suo coraggio. In forma avrebbe conquistato almeno un punto in più. Brava comunque, ormai è una certezza per la nostra (buona) musica.

Loredana Bertè: 10

Siamo sinceri, prima della classifica finale le avevamo dato un 9, sicuri che a podio ci sarebbe arrivata. Ma visto il risultato scandaloso, con un quarto posto che stride tantissimo con le standing ovation riservatale ogni sera dall’Ariston, abbiamo deciso di darglielo noi un 10. Che è una magra consolazione, lo sappiamo, ma sottolinea la grandezza di un’artista che si è messa in gioco anche in questo 2019, a 68 anni suonati e senza nulla più da dover dimostrare, dando lezioni a tutti di come si sta sul palco. Carisma e grinta fatte persona.

Boomdabash: 5

Sono partiti bene, come una ventata d’aria (estiva) fresca, ma hanno presto annoiato. Sono comunque arrivati a un passo dalla top ten, quindi al pubblico sono piaciuti. E siamo sicuri che piaceranno anche alle radio per molto tempo. Forse troppo.

Federica Carta e Shade: 5

Li aveva risollevati, seppur adombrandoli, la D’Avena nella serata dei duetti. Il brano è per un certo target, e forse con altri interpreti avrebbe funzionato meglio. Loro due, invece, non potevano fare di più.

Simone Cristicchi: 8

Come intensità, ha superato tutti. Non ha caso ha vinto il premio per la miglior interpretazione. La sua teatralità ci ha commossi, arricchendo ancora di più un testo poetico e una musica struggente. Si classifica quinto, ma va bene così.

Nino D’Angelo e Livio Cori: 6

Ultimi ma non ultimi. Il loro più grande errore è stato non presentare sempre l’arrangiamento della serata dei duetti con i Sottotono. La canzone è comunque una delle più sofisticate e in studio funziona anche meglio. La sufficienza per noi la strappano pienamente.

Einar: 4

Da brividi di freddo il duetto con Biondo, capace di rovinare una canzone già di base piuttosto bruttina (in linea con quella che gli aveva permesso di vincere Sanremo Giovani, a dir la verità). Ma siamo certi che questa esperienza gli servirà da lezione. Alla prossima sul palco dell’Ariston ci aspettiamo di trovarlo più sciolto e maturo.

Ex-Otago: 5

Ci aspettavamo più coraggio, invece il gruppo indie pop genovese si è adagiato nella comfort zone di una ballata dal testo semplice e dalle melodie canticchiabili. Una mezza delusione, nonostante la loro indubbia bravura.

Ghemon: 7

Forse senza Mahmood sarebbe arrivato anche più in alto. Il confronto con un artista dello stesso genere, e con un timbro piuttosto simile, non gli ha giovato. Inoltre Rose viola nella versione presentata in gara ha reso al 50%, mentre con l’arrangiamento dei Calibro 35 aveva letteralmente spiccato il volo. Insomma, una parentesi sanremese positiva ma con qualche rimpianto per il cantautore irpino. Si sarebbe potuto ottenere qualcosa in più.

Irama: 7

Il vincitore di Amici è salito sera dopo sera. La canzone colpisce per la qualità del testo e per l’arrangiamento abbastanza ricercato. Lui la canta benino, con una giusta dose d’intensità. Si classifica settimo, ed è un risultato che può accettare col sorriso, considerando che le aspettative erano piuttosto basse.

Achille Lauro: 7

Tremavano i polsi alla vigilia del Festival alla sola idea di vedere un trapper sul palco dell’Ariston. Ma il suo rock and roll scanzonato ha conquistato tutti, o quasi, col passare delle sere. Benissimo con Morgan nei duetti, benino da solo. Non ha preso una nota, ma ci ha regalato momenti difficilmente dimenticabili.

Mahmood: 8

Ci aveva conquistati già alla vigilia di Sanremo Giovani, tanto che lo avevamo dato tra i favoriti in quel contesto. Tra i Big, non ci aspettavamo un piazzamento sul podio. Ha vinto e lo ha fatto con una canzone moderna e molto molto interessante. Lui è un talento vero e farà ricredere col tempo anche gli scettici che oggi gridano allo scandalo. Complimenti.

Motta: 7

Il primo cantautore della scena indie a conquistare un premio a Sanremo, anche se ‘solo’ quello dei duetti. La prima sera non ci era piaciuto, ma il motivo è da ricercare in una canzone che necessita di diversi ascolti per poter essere apprezzata. Questa esperienza gli gioverà: da qui può solo crescere ancora, almeno in termini di popolarità.

Nek: 7

Quanto stride con il suo percorso in questo Sanremo quel 19esimo posto. La canzone di Filippo spacca nella versione rock elettronica ed emoziona in quella intima del duetto con Neri Marcorè. Il risultato finale è sinceramente inspiegabile, ma d’altronde l’artista dagli occhi blu non ha bisogno di vincere Sanremo per dare un senso alla propria carriera. Si consolerà con i tanti passaggi in radio.

Negrita: 6

Bene le prime due esibizioni, meno bene nelle altre. Il loro brano ha un testo interessante e un bel groove, in linea con i Negrita degli ultimi anni. Non credo ambissero alla vittoria, ed è normale che sia così. Onesti.

Enrico Nigiotti: 6

Probabilmente senza Cristicchi avrebbe potuto ambire al premio per la miglior interpretazione. Il suo pezzo è buono, con un testo che ha alcuni interessanti spunti, ma il quid in più sta nel suo pathos. Ci aspettiamo di rivederlo così in futuro.

Patty Pravo e Briga: 5

Ci hanno messo quattro esibizioni per trovare un minimo di feeling. Alla fine il brano è anche suadente, ha una certa eleganza, ma resta l’impressione forte che i due non siano fatti l’uno per l’altra.

Francesco Renga: 4

La più grande delusione di questo Sanremo. Un testo semplice con qualche bello spunto su una melodia trita e ritrita. Ci aspettavamo di più perché sappiamo che Renga è bravo, ha carisma, voce, talento, bella presenza. Serviva però il coraggio di osare molto di più, soprattutto in un Festival così sperimentale. Avrà altre occasioni per rifarsi, ne siamo certi.

Daniele Silvestri: 10

Il suo percorso è stato di un altro livello rispetto alla concorrenza dall’inizio alla fine. Cosa chiedergli di più? Nel suo brano c’è intensità, melodia, tensione, teatralità, un rap per nulla banale, una costruzione moderna ma non trascurata, un testo da brividi che coinvolge i giovani e punta il dito contro una società adulta e cieca. Ha vinto il Premio della Critica, della Sala Stampa e per il miglior testo. Difficile pensare che Daniele e il suo team possano uscire delusi della kermesse. A noi non resta che dirgli grazie, perché un’opera d’arte di questo spessore, su quel palco, si era vista in poche memorabili occasioni.

Anna Tatangelo: 6

La canzone è debole, glielo abbiamo contestato per tutta la durata del Festival. Ma il duetto con Syria è stato sorprendente, e Anna rimane comunque un’interprete dotata di un talento non comune. La sufficienza è per esortarla a sfidarsi di più.

Paola Turci: 6

Al contrario di Anna, la sua canzone è buona, meriterebbe almeno un voto in più. Paola però, pur rimanendo la più elegante di tutte per stile e personalità, non ha fatto un Sanremo brillante dal punto di vista vocale. Qualche rimpianto c’è, ma per lei vale lo stesso discorso di Nek: di vincere a Sanremo, ormai, non ha più alcun bisogno.

Ultimo: 8

Era dato per favorito. Ha sfiorato la vittoria, rimanendo alla fine con un pugno di mosche. Se dovesse riprovarci, siamo certi che andrà meglio. Rimane il giovane più maturo della sua generazione. E per uno che a 23 anni già riempie l’Olimpico di Roma, Sanremo è comunque nulla più che un’onesta passerella. Continua così Niccolò!

Il Volo: 5

Abbiamo temuto riuscissero a vincere di nuovo. Stavolta, per fortuna, si è premiato un pezzo più attuale. Per il trio dei ‘tenorini’ il podio è comunque una gran soddisfazione. La sensazione è che, però, se vorranno davvero sfondare in Italia, avranno bisogno di crearsi percorsi indipendenti, visto che insieme possono fare solo la solita musica (che non resta). Magari invece, inseriti ognuno nel proprio contesto migliore, potrebbero riscoprirsi dei talenti della musica leggera. Staremo a vedere.

Zen Circus: 9

Che dire. La band di Appino è arrivata a Sanremo senza pretendere nulla, con il brano più coraggioso di tutti (dietro forse al solo Silvestri), con un testo che è una cascata, che non ti lascia respirare, che ti soffoca con immagini belle e brutte, forti e delicate. La marcetta di base, crescendo minuto dopo minuto, finisce per avvolgerti. Non avrebbero mai potuto conquistare l’Ariston, ma hanno dimostrato che su quel palco si può anche fare qualcosa di diverso dalle solite melodiose canzoni italiane. E questa è per loro un’enorme vittoria. Ci auguriamo che possano essere d’esempio per altri in futuro.

Iscriviti alla Newsletter:

Acconsento all’invio di newsletter di Delta Pictures

ultimo aggiornamento: 10-02-2019