L’incerta partecipazione dei big di Sanremo all’Eurovision tra questioni politiche e regolamenti che limitano l’espressione degli artisti.
Con l’avvicinarsi del Festival di Sanremo, la domanda su chi rappresenterà l’Italia all’Eurovision sta suscitando dibattiti accesi tra gli artisti in gara e la Rai. Mentre alcuni paesi hanno già deciso di boicottare l’evento, la situazione in Italia rimane incerta. Levante è l’unica artista ad aver dichiarato fermamente che, in caso di vittoria, non parteciperà all’Eurovision per motivi politici.
Questo dibattito si intreccia con le regole restrittive dell’Eurovision, che vietano qualsiasi dichiarazione politica, e con precedenti controversie che coinvolgono artisti come Eric Saade. Il contesto politico e le rigide normative dell’Eurovision sollevano interrogativi sull’effettiva possibilità di esprimere dissenso politico senza compromettere la partecipazione.
Levante e la sua presa di posizione contro l’Eurovision
Levante, cantante siciliana, ha scatenato una reazione a catena tra i 30 big in gara a Sanremo con la sua decisa affermazione di non voler partecipare all’Eurovision in caso di vittoria. Secondo lei, l’Eurovision è troppo politicizzato, soprattutto alla luce dei recenti eventi geopolitici, e ha dichiarato che non potrebbe partecipare a un evento che considera “casa del ladro”. Questa presa di posizione ha sollevato una questione importante: l’influenza delle questioni politiche sugli eventi musicali internazionali. Mentre Levante si esprime chiaramente, altri artisti preferiscono rimandare la decisione, concentrandosi invece sulla competizione di Sanremo.

Regolamenti rigidi dell’Eurovision
Il regolamento dell’Eurovision vieta agli artisti di esibire simboli politici o di fare dichiarazioni che possano essere interpretate come tali. Gli artisti in gara possono portare solo la bandiera del proprio paese e non possono includere riferimenti politici nelle loro canzoni. Questo regolamento ha già creato controversie, come dimostrato dal caso del 2024, quando artisti come Eric Saade e Bambie Thug sono stati rimproverati per violazioni delle regole.
Saade, ad esempio, ha indossato una kaffiyeh sul palco, simbolo considerato politico dagli organizzatori, mentre Bambie Thug ha dovuto cambiare il trucco che conteneva messaggi di pace. Questi episodi evidenziano la tensione tra libertà artistica e regolamenti rigidi, sollevando domande sull’effettiva neutralità dell’Eurovision.
Il contesto politico e le sfide per gli artisti italiani
La partecipazione degli artisti italiani all’Eurovision diventa ancora più complessa se si considera il contesto politico internazionale. Alcuni paesi, come la Spagna e l’Irlanda, hanno già deciso di boicottare l’evento in segno di protesta contro le azioni di Israele.
In Italia, molti artisti hanno espresso solidarietà verso la Palestina, ma pochi sembrano disposti a rinunciare alla visibilità globale offerta dall’Eurovision. Questo solleva interrogativi su quanto gli artisti possano realmente esprimere il loro dissenso senza compromettere la loro carriera. Il dibattito rimane aperto, mentre il pubblico e i media osservano da vicino le scelte che verranno fatte dai partecipanti di Sanremo.