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Il nuovo album dei Muse: un viaggio tra emozioni e suoni spaziali

Muse

Il nuovo album dei Muse: ‘The Wow! Signal’ tra ritorni al passato, influenze metal e suggestioni fantascientifiche.

Il decimo album dei Muse, The Wow! Signal, si presenta come un lavoro complesso che va oltre le aspettative. Colpisce per il suo intreccio di influenze musicali, dall’onnipresente metal alla nu disco, e per le sue suggestioni fantascientifiche. Il disco, che si allontana dalle narrative cospiratorie dei lavori precedenti, si concentra su temi di empatia e umanità, riflettendo anche le esperienze personali del frontman Matthew Bellamy. Nonostante le influenze variegate, la produzione a tratti pop conferisce al disco una coerenza che mancava nei lavori recenti della band.

Un mix di suoni e influenze

Il nuovo lavoro dei Muse vede un ritorno alla centralità di chitarra, basso e batteria, pur arricchito da una orchestra che aggiunge una dimensione cinematografica. La collaborazione tra Matthew Bellamy e il produttore Dan Lancaster porta a un risultato in cui si alternano momenti ispirati e passaggi più prevedibili. La traccia “Nightshift Superstar”, ad esempio, si distingue per il suo groove vivace che ricorda una versione aggiornata di “Panic Station”. Tuttavia, l’album non è privo di eccessi, che nella ricerca di un suono distintivo, a volte rischiano di sovraccaricarne la complessità.

Muse
Muse (Photography: Nick Fancher)

La produzione tra pop e progressive

La produzione dell’album, pur impeccabile, solleva questioni sulla sua natura. Nonostante le influenze progressive e metal, The Wow! Signal appare confezionato come un disco pop, creando un contrasto tra il suo contenuto e la forma. Brani come “Hexagons” riportano alla mente il periodo di Black Holes and Revelations, ma la pulizia della produzione impedisce di catturare appieno l’essenza sperimentale e audace della band. Nonostante ciò, l’album riesce a mantenere un certo fascino, con pezzi che sicuramente ispireranno nuovi fan e vecchi appassionati durante le esibizioni dal vivo.

I testi e le emozioni dietro la musica

I testi dell’album, purtroppo, non sempre riescono a sostenere la profondità dei temi affrontati. La metafora dello spazio come vuoto è un’idea interessante, ma spesso i versi risultano superficiali. Tuttavia, ci sono momenti di intimità che emergono, riflettendo le esperienze personali di Bellamy attraverso frasi come “Loneliness, she left me trembling“. In particolare, la traccia “Shimmering Stars” si distingue per il suo approccio minimalista, che lascia spazio agli elementi più grezzi e autentici della band. Anche “Space Debris” chiude l’album con un’atmosfera che ricorda i Radiohead, grazie all’equilibrio tra elementi elettronici e acustici.

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ultimo aggiornamento: 7 Agosto 2026 10:54

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