Il testo e il significato di Auschwitz, brano di Francesco Guccini, in cui il cantautore affronta il tema dell’Olocausto.

Auschwitz è una delle canzoni più conosciute e popolari di Francesco Guccini. Un brano di profonda denuncia – come altri della sua discografia – nel quale il cantautore affronta il delicato tema dell’Olocausto. La canzone racconta, dunque, con la voce di un bambino deceduto nell’omonimo campo di concentramento gli orrori della guerra e la ferocia che caratterizza l’istinto umano. Scopriamo insieme qualche curiosità sul significato di questa pietra miliare della musica italiana.

Francesco Guccini
Francesco Guccini

Francesco Guccini, la creazione del brano Auschwitz

Auschwitz fu pubblicata nel 1964: fu accreditata a Lunero e Maurizio Vandelli, in quanto l’autore non era iscritto alla SIAE. Pertanto, fu lanciata dall’Equipe 84 nel 1966. Un anno dopo, poi, l’autore registrò la canzone, inserendola nell’album Folk Beat n. 1, con il titolo “La canzone del bambino nel vento (Auschwitz)” .

Il video di Auschwitz:

La stesura del brano è stata ispirata dalla lettura del saggio Il Barone di Liverpool, Il flagello della svastica di Edward Russell e da Tu passerai per il camino, romanzo autobiografico di Vincenzo Pappalettera, in cui l’autore racconta la sua permanenza nel campo di concentramento di Mauthausen.

La canzone viene interpretata dalla voce di un bambino che racconta la sua difficile esperienza vissuta nel campo di sterminio, dove ha trovato la morte con altre persone. “Son morto con altri cento, Son morto ch’ero bambino, Passato per il camino E adesso sono nel vento, Adesso sono nel vento”.

Auschwitz, il significato della canzone

Il massacro al quale si assiste viene raccontato in maniera del tutto impersonale, come se fosse un evento normale, che fa parte della routine. Tale impostazione va a scontrarsi con la volontà di mettere in primo piano la tragedia umana vissuta da milioni di persone. Una ferocia che ha spento l’innocenza di tante piccole anime.

Il freddo e la neve, raffigurati nella canzone, non sono motivo di gioia e di festa per un bambino, bensì l’ulteriore raffigurazione della sofferenza e dell’angoscia che si riflettono nelle singole parole del testo che fanno riferimento a come milioni di persone, racchiuse in un unico posto, non abbiano fatto rumore e siano rimaste in un silenzio assordate, spogliate della loro dignità.

francesco guccini

ultimo aggiornamento: 30-01-2021


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