Che cos'è un EP: significato del formato a metà tra LP e singolo

Che cos’è un EP, il formato a metà tra singolo e long playing

EP, Extended Play: cos’è, quando è nato e perché è tornato di moda negli ultimi anni.

Jovanotti, Gué Pequeno, Elisa. Sono solo tre dei grandi nomi della musica italiana che, nell’estate del 2019, avevano scelto di non pubblicare un album, ma un EP.

Cos’è questo nuovo ‘vecchio’ formato? Scopriamolo insieme. Ecco il significato, la storia e le curiosità sul supporto che, forse, potrebbe in futuro prendere il posto degli album.

Che cos’è un EP?

EP sta per Extended Play. In poche parole, è un formato discografico che contiene più di una traccia (quindi non è un singolo), ma non ne possiede abbastanza per poter essere considerato un album. Proprio come i mini-LP.

In generale è un formato meno costoso e più veloce da produrre rispetto a un album vero e proprio, ed è quindi scelto spesso per anticipare un debutto sul mercato o dare un tocco di maggior professionalità alla propria demo.

Originariamente tale definizione era utilizzata per intendere un disco in vinile differente dai 78 giri. Con l’avvento del CD, però, il suo significato si è esteso, e oggi si parla di EP anche per produzioni totalmente digitali.

Album in vinile
FONTE FOTO: https://pixabay.com/it/photos/dischi-in-vinile-archivio-shopping-945396/

Definizione e significato di EP

La Official Charts Company, nel Regno Unito, ha stabilito come confine tra EP e album una durata massima di 25 minuti o un massimo di quattro tracce.

Per la RIAA, negli Stati Uniti, sono invece considerati EP quei supporti contenenti dalle 3 alle 5 canzoni, per una durata totale inferiore ai 30 minuti.

Insomma, la questione riguarda strettamente la durata totale del lavoro e il numero di tracce al suo interno.

L’EP oggi

Negli ultimi anni, complice l’esplosione del digitale e dello streaming, sono tornati in auge questi particolari supporti, dato anche il crollo nelle vendite degli album.

D’altronde, nell’epoca delle playlist ormai gli artisti producono molti più singoli che LP, e dunque spesso capita che questi brani ‘sciolti’ vengano raccolti solo successivamente in un disco, che può essere un album vero e proprio oppure, come sta accadendo negli ultimi tempi, un EP.

Una vera e propria rivoluzione che, partita dall’America, sta ormai investendo pure l’Italia. Non a caso, Jovanotti ha lanciato per questa estate il Jova Beach Party EP, che si è subito preso la vetta della classifica degli album: 7 canzoni, 7 produttori diversi, un unico variegato prodotto.

Nello stesso periodo, anche Elisa si è lanciata su questo formato, con un EP in lingua inglese, Secret Diaries, contenente 5 brani inediti. Un lavoro che però non viene conteggiato nella classifica FIMI in quanto non contiene un numero adeguato di tracce o di minutaggio.

Ultimo ma non ultimo, anche Gué ha pubblicato a sua volta un EP, Gelida estate, presentato come un lavoro inedito dedicato alla stagione più calda dell’anno.

Tre indizi che non fanno una prova, ma quasi. Potrebbe essere questa l’evoluzione dell’industria discografica? Finirà l’EP per sostituire l’album, ridando comunque alla ‘raccolta di brani’ una dignità diversa rispetto a quella dei singoli? Al momento è difficile dirlo, ma con un mercato così in divenire ogni possibilità deve essere tenuta in considerazione.

Di seguito il lyric video di Nuova era di Jovanotti:

FONTE FOTO: https://pixabay.com/it/photos/dischi-in-vinile-archivio-shopping-945396/

ultimo aggiornamento: 20-06-2020