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I Gorillaz tornano con “The Mountain”

Gorillaz in concerto

Il ritorno dei Gorillaz: venticinque anni di carriera celebrati con un nuovo album che mescola sonorità globali, esperienze personali e innovazione musicale.

I Gorillaz festeggiano il venticinquesimo anniversario dall’uscita del loro primo album con una nuova opera, The Mountain, che segna il debutto della band “virtuale” di Damon Albarn e Jamie Hewlett sotto la loro etichetta indipendente, Kong. La band, che si è affermata nel panorama musicale come un unicum, continua a influenzare il pop contemporaneo con la sua capacità di mescolare umanità e innovazione in un’epoca dominata da sonorità prefabbricate.

Questo nuovo lavoro si distingue per la sua profondità emotiva, nata da esperienze personali dolorose che hanno toccato i due fondatori, trasformando l’album in un’opera coerente e toccante. I Gorillaz si preparano a presentare questa nuova produzione dal vivo, con due uniche date italiane previste per il 27 giugno a Lido di Camaiore e il 25 luglio a Trieste.

Un viaggio spirituale che ha influenzato la creazione di The Mountain

Il nuovo album dei Gorillaz è stato fortemente influenzato da un viaggio spirituale di Albarn e Hewlett in India. Durante questo viaggio, Albarn ha partecipato a riti funebri indù per commemorare il padre, un’esperienza che ha cambiato profondamente la sua percezione della vita e della morte. Questo viaggio ha ispirato una trasformazione dell’album in qualcosa di più intimo e profondo, abbracciando la filosofia del samsara, il ciclo di morte e rinascita dell’induismo. La registrazione di The Mountain ha avuto luogo in diverse città del mondo, tra cui Londra, Mumbai, Damasco e Ashgabat, riflettendo una fusione di influenze culturali e musicali. I testi, scritti in cinque lingue diverse, rendono l’album un incontro di anime che dialogano attraverso la musica.

Collaborazioni e sonorità inedite

The Mountain presenta una varietà di collaborazioni che arricchiscono la sua complessità sonora. Brani come The Moon Cave uniscono il soul e l’avanguardia, mentre The Happy Dictator, in collaborazione con gli Sparks, offre una critica satirica attraverso la musica. Altri brani come The Hardest Thing e Orange County esplorano emozioni contrastanti, con testi profondi accompagnati da melodie vivaci. The Manifesto e Delirium sperimentano con il rap e lo spoken word, creando brani che sfidano le convenzioni musicali. Le influenze globali sono evidenti in Damascus e Casablanca, che fondono stili musicali diversi, creando un dialogo interculturale.

Un’opera che nasce dal dolore e si trasforma in arte

Tra le tracce più toccanti dell’album, The Sweet Prince emerge come un momento di grande intimità. La canzone riflette il dolore personale di Albarn, che affronta la perdita del padre, trasformando il suo lutto in un’opera d’arte. Questo brano, avvolto in un turbine celestiale di suoni, offre una lezione di vita: dalla perdita e dal dolore possono nascere grandi opere musicali. L’intero album, con la sua miscela di emozioni personali e influenze culturali, rappresenta un nuovo capitolo nella carriera dei Gorillaz, continuando a spingere i confini del pop e a ridefinire cosa significa essere una band nel XXI secolo.

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ultimo aggiornamento: 3 Marzo 2026 15:28

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