Marchette, vecchia comicità e poco rischio: Sanremo “più no che sì”, ma è sempre Sanremo

Sanremo 2016 al via. L’analisi critica dopo la prima serata.

Aspettando la mezzanotte come Cenerentoli. A differenza della principessa della Disney, noi in attesa che l’incanto abbia inizio. Poi le lancette indicano la mezzanotte e trenta minuti. Dobbiamo aspettare tanto per raccogliere qualche “nota” di apprezzamento sui social, eppure questo Sanremo piace. A dirlo sono i numeri nel day after il debutto ligure, ma forse andrebbero analizzati meglio oggi, domani, venerdì e sabato, nel gran finale della 66^ edizione prima di decretarne successo o bocciatura. Sanremo piace perché unisce, perché specchio di un’Italia variegata, di nonni orfani di Nilla Pizzi e mamme e zie che conoscono a menadito ogni verso della Pausini, così come il suo percorso professionale, da Sanremo (1993) a Sanremo (superospite ieri e vera star, “piena”, sul palco futuristico dell’Ariston). Non piace ai giovani, non piace ai Millennials nati e cresciuti a colpi di cinguettii, non piace perché legato a un’epoca non loro, e poi perché, anche rispetto a ieri e ieri l’altro, “è sempre la stessa solfa”. Piace poco anche ai fan dei talent, ed è così presto spiegata la bocciatura dei baby Dear Jack e zia Noemi, freschi o meno freschi prodotti del televoto. Bisogna passare la mezzanotte, dicevamo, per registrare qualche tweettio deboluccio di approvazione, con tanto di enfasi sull’hashtag #finalmenteSanremo.

Poco dopo la mezzanotte e mezza la spia rossa della telecamera Rai fissa Rocco Tanica, delle Storie Tese, in collegamento dalla sala stampa del festival con un finto George Clooney e la sua dose geniale di scintille di azzeccata comicità (mica quella roba vista, rivista, trita e ritrita – geniale un tempo – di Aldo, Giovanni e Giacomo, in scena dopo le prime esibizioni). Con Tanica è un colpo e via, ma un colpo d’effetto e tanto basta per innalzare l’entusiasmo del popolo 2.0.

L'entrata in scena di Rocco Tanica nella prima serata del Festival
L’entrata in scena di Rocco Tanica nella prima serata del Festival

Che fosse un Sanremo nelle sostanza debole di alti e ricco di bassi – nonostante i dati del giorno dopo dipingano un quadro di assoluta soddisfazione – lo si era capito dalla triste marchetta dell’anteprima, con un Sergio Friscia imbarazzante, la prevedibilissima battuta sul colore scuro della pelle di Conti e, dopo un’iniezione obbligata di spot per gli italiani all’appello, la sequenza lunga, eterna dei 65 vincitori delle precedenti edizioni (grazie mamma Rai per aver riesumato anche i Jalisse, bei tempi!). Le conferme, poi, poco dopo: una conduzione rigida, strutturata, statica, sempre limitata al normale, mai rischiosa di un Carlo Conti ripetitivo, da copione pre-serale, quasi noioso. Seguito a ruota da altrettanto imbarazzanti spalle e spallucce, veline e veloni senza valori aggiunti alcuni, superflui. Unica nota intonata Madalina Ghenea, che non è italiana, che parte con la difficoltà della lingua, che aveva quindi più margine d’errore, più alibi, e invece alla lettura del gobbo dell’Ariston ha affiancato anche un timido ma visibile tentativo di interpretazione (a differenza di un robotico Gabriel Garko).

Nel complesso più no che sì, ma è un’analisi nostra, da buongustai, da spettatori ingolositi più dalla pay-tv che dai palinsesti della tv pubblica, giornalisti o giornalai dentro al web giorno e notte, feriali e festivi. Contano i numeri, l’audience e tutte le parole buone che solo dopo ruotano attorno. Sanremo è Sanremo anche per questo, perché divide, perché suona campane diverse, opinioni opposte. Noi la prima serata l’abbiamo vista (cercando di non addormentarci) così, senza scendere nel dettaglio degli artisti che ne hanno cadenzato il ritmo. Noi la prima serata ce la siamo goduta dalla mezzanotte e mezza in poi, compreso un dopofestival – quello sì – azzeccato nel format, nei contenuti, nella conduzione…nella velocità. Un malinconico “Mai Dire Gol” in salsa sanremese. È bastato poco, due trilli della Gialappa’s e una smorfia mimica di Aldo per farci tornare allegri.

@LucaRosia

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ultimo aggiornamento: 10-02-2016

Luca Rosia