La rivelazione su Pavarotti: “Portava scorte di pasta a teatro”

La rivelazione su Pavarotti: “Portava scorte di pasta a teatro”

A parlare di Pavarotti è il magazine Page Six: secondo alcune fonti il tenore era solito portarsi scorte di cibo a teatro, soprattutto pasta.

Il magazine Page Six ha rivelato una simpatica curiosità sull’amatissimo Luciano Pavarotti. Pare infatti che il maestro avesse l’abitudine di portarsi al Met (Metropolitan Opera House) scorte di pasta da poter mangiare tra una pausa e l’altra dei suoi spettacoli e che le nascondesse in vari punti del teatro.

Pavarotti e le scorte di pasta

Secondo quanto riportato dal giornale di gossip, alcune fonti avrebbero raccontato di questa singolare abitudine del tenore. “Page Six ha appreso che il famoso tenore Luciano Pavarotti portava degli snack in giro per il Met per tenersi in movimento durante le esibizioni.” – si legge.

Alcune spie dicono che mentre facevano un giro dietro le quinte del Met, il suo leggendario direttore, Peter Gelb, disse agli ospiti: ‘Pavarotti, che aveva un appetito insaziabile, spesso teneva dietro le quinte dei nascondigli segreti della sua pasta preferita in modo da potersi muovere fuori dal palco tra arie e arie e fare uno spuntino’“.

Luciano Pavarotti

Sembra quindi che il tenore, tra i vari snack per “tenersi in forma” (come diceva lui), includesse anche i rigatoni, la sua pasta preferita. E non solo: pare anche che la nascondesse in posti strategici del teatro in modo da averla sempre a disposizione.

Pavarotti e il Met

Nel corso della sua carriera, Pavarotti si è esibito moltissime volte al Met ed era amatissimo dal suo pubblico. Il sito Ufficiale del Teatro lo ricorda così: “Pochi artisti hanno avuto un impatto così grande sul Met come il tenore italiano Luciano Pavarotti, che ha cantato 378 spettacoli con la compagnia dal suo debutto nel 1968 come Rodolfo ne La Bohème di Puccini“.

Amato dal pubblico per il suo timbro caldo, le note alte squillanti e il sorriso contagioso, Pavarotti è apparso in 20 ruoli, la maggior parte dei quali nel repertorio italiano, nel corso di quasi quattro decenni.” – conclude.

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