In memoria di Tim Buckley, una leggenda del folk americano

In memoria di Tim Buckley, una leggenda del folk americano

Tim Buckley: la carriera, la vita privata e le curiosità sul grande cantautore padre del compianto Jeff Buckley.

La voce di Tim Buckley era un dono per l’umanità. Cantautore simbolo del folk rock americano più avanguardistico degli anni Sessanta e Settanta, Tim è diventato un’icona di un’epoca, nonostante una carriera breve quasi quanto quella dello sfortunato figlio Jeff. Andiamo a scoprire alcune curiosità sulla carriera e la vita privata di un’artista inimitabile.

Chi era Tim Buckley: la biografia

Timothy Charles Buckley nacque a Washington il 14 febbraio 1947 sotto il segno dell’Aquario. Cresciuto ad Amsterdam, cittadina dello Stato di New York, si appassionò subito alla musica grazie alla madre, grande fan di Miles Davis, ma anche al padre, che amava la musica country.

Chitarra

Già da ragazzino imparò a suonare il banjo e ben presto formò un gruppo con un compagno di scuola, Dan Gordon: i Kingston Trio. In questi anni giocava a football americano e, durante uno scontro di gioco, si ruppe due dita della mano sinistra.

Nonostante la guarigione, non riprese mai il controllo completo delle dita. Un handicap che lo costrinse a non suonare più il barré e ad usare invece gli accordi estesi. La musica rimase però la sua passione più grande e verso la metà degli anni Sessanta riuscì a pubblicare il suo primo eponimo album.

Tim Buckley: la carriera

Dopo questo primo passo, pubblicò nel 1967 il suo secondo disco, Goodbye and Hello, fortemente influenzato da Bob Dylan e dall’acid rock di quell’epoca: la critica lo acclamò come un capolavoro, grazie anche a brani come Once i Was.

Il suo terzo album, Happy Sad, uscì nel 1969, stavolta con delle influenzi jazz più evidenti. Sul finire del decennio rescisse il contratto con l’Elektra, la sua etichetta, e firmò con la Straight Records di Frank Zappa. Produsse sotto questa etichetta Blue Afternoon e Lorca.

Ormai sempre più vicino alla sperimentazione e lontano dal mondo del folk puro, nel 1970 diede alle stampe Starsailor, considerato il suo capolavoro assoluto. Tra i tanti brani splendidi in esso presenti, c’è anche il suo brano simbolo: Song to the Siren.

Tim Buckley: la morte

Dopo i primi successi degli anni Sessanta, nonostante il plauso della critica Tim non riuscì più a conquistare il pubblico. Caduto in depressione, iniziò a sviluppare una dipendenza da droghe e alcol. Provò a raggiungere il successo nuovamente nel 1972 con il funkeggiante Greetings from L.A., seguito da Sefronia e Look at the Fool, dischi bocciati anche dalla stampa. Ormai fuori controllo, morì il 29 giugno 1975 a Santa Monica, in California, a causa di un’overdose da eroina.

Tim Buckley: la discografia in studio

1966 – Tim Buckley

1967 – Goodbye and Hello 

1969 – Happy Sad 

1969 – Blue Afternoon 

1970 – Lorca

1970 – Starsailor 

1972 – Greetings from L.A. 

1973 – Sefronia

1974 – Look at the Fool 

La vita privata di Tim Buckley: moglie e figlio

Tim si sposò a diciannove anni, il 25 ottobre 1965, con la compagna di scuola Mary Guibert. Dalla loro unione nacque il 17 novembre 1966 Jeff Buckley, il suo unico figlio, che diventerà durante gli anni Novanta un cantautore.

Sai che…

– Sua madre Elaine aveva origini italoamericane, mentre il padre era di origini irlandesi.

– Secondo Lee Underwood, uno dei collaboratori storici di Tim, quest’ultimo fu per il canto ciò che Jimi Hendrix fu per la chitarra.

– Come il padre, anche Jeff ebbe una vita difficile e tormentata, terminata precocemente all’età di 30 anni.