Canzoni create dall’intelligenza artificiale: opportunità o rischio eccessivo?

Canzoni create dall’intelligenza artificiale: opportunità o rischio eccessivo?

Il rapporto tra musica e intelligenza artificiale: come suonano le canzoni create dai software e quale potrà essere il loro futuro.

L’avanzamento della tecnologia sta modificando radicalmente, e probabilmente in maniera definitiva, anche il mondo dell’arte. E la musica non può sottrarsi a questa evoluzione. In un mondo in cui l’intelligenza artificiale è ormai in grado di sostituire l’uomo in tantissime attività, è comprensibile la nascita di sempre più progetti legati a musica e canzoni scritte da una IA. Basti pensare che dal 2020 è nato addirittura un Eurovision Song Contest dedicato solo alle canzoni composte dalle IA, segno evidente di quanto il futuro sia già oggi. Ma affidarsi a un’intelligenza artificiale potrà rivelarsi più o un’opportunità o un rischio?

Intelligenza artificiale e musica: una astoria che parte da lontano

Non è certo dal 2020 che l’IA è entrata nel mondo della musica. Già negli anni Novanta due artisti veri, concreti, in carne e ossa e a dir poco geniali, quali Brian Eno e David Bowie, sperimentarono con un generatore di testi per canzoni digitali. Si trattava di un’intelligenza in grado di intercettare frasi ispiranti per creare delle liriche completamente nuove. Non molti anni dopo, un certo David Cope, artista e scienziato, decise di creare un software in grado di scrivere composizioni nello stile di Bach.

Producer

Non solo classica. Anche nel mondo del rock c’è chi, dagli anni Duemila, ha iniziato a lavorare sul serio con l’intelligenza artificiale, utilizzandola per creare brani e album in serie, come gli Yacht. Tutto questo grazie al sistema di apprendimento automatico che rende molte IA in grado di comprendere un determinato stile e di produrre nuove canzoni basandosi essenzialmente su quello che gli è stato insegnato.

Se Arca ha usato un’IA per comporre la colonna sonora per la riapertura del MoMa di New York, una grandissima artista come Bjork ha creato un paesaggio sonoro vivente per un hotel della Grande Mela, città come sempre all’avanguardia. E negli ultimi anni a far rumore sono stati addirittura i cantanti creati dall’intelligenza artificiale, personaggi 3D inventati dall’immaginazione di determinati sviluppatori in grado di imporsi sul mercato con un repertorio rigorosamente creato tramite IA. Ad esempio FN Meka. Gli esempi non mancano e la storia è destinata ad andare avanti. Ma non manca chi solleva qualche dubbio…

Come usare le canzoni prodotte con IA

Di software in grado di comporre canzoni da zero, basandosi su algoritmi molto sofisticati in grado di passare dal pop al rock, dall’elettronica alla classica, il più famoso è probabilmente Aiva, creato nel 2016 da un’idea di Pierre Barreau. Una macchina in grado di generare in 15 secondi un brano partendo dalle indicazioni fornite dall’utente. Spaventoso.

Il tutto non senza limiti. Se in alcuni casi i risultati sono imbarazzanti, ci sono generi in cui il prodotto dell’intelligenza artificiale sembra essere in tutto e per tutto assimilabile a quella dell’essere umano. Ad esempio i generi più basati sull’elettronica, dalla techno al cyberpunk.

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Se sul lato etico esistono però ancora molti dubbi nell’utilizzare determinati strumenti, soprattutto a livello commerciale, va detto che questo tipo di creazioni potrebbe già avere un utilizzo concreto anche nella vita di tutti i giorni. La produzione di canzoni originali create dalla IA potrebbe infatti aiutare chi ha bisogno di jingle o sigle a realizzarne alcuni ex novo, senza doversi limitare a una scelta tra musiche in stock disponibili online a differenti prezzi.

Di seguito un video sull’intelligenza artificiale nella musica:

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