Quando si parla di IA applicata alla musica, si pensa subito alle canzoni generate automaticamente dall’intelligenza artificiale.
Dopotutto, oggigiorno è possibile anche quello, grazie a strumenti come Suno IA e Artlist. In realtà, l’IA nell’industria musicale è molto più radicata di quanto possa sembrare e non ha niente – ma proprio niente – a che vedere con il plagio e la sostituzione degli artisti. Il cambiamento riguarda soprattutto il lavoro quotidiano di migliaia di professionisti, che operano dietro le quinte per alimentare il settore musicale. Non parliamo solo di musicisti ma anche di uffici stampa, social media manager e così via.
Come gli artisti indipendenti usano l’IA per promuoversi
L’intelligenza artificiale è come un assistente H24, un segretario pronto a fornire qualsiasi tipo di materiale: dalle locandine, che un tempo venivano confezionate da team di grafici esperti con olio di gomito e sudore della fronte, ai post per i social network, dove i consumatori tendono a bazzicare oggigiorno.
Tra gli utilizzi principali dell’IA nel settore musicale menzioniamo:
- Uffici stampa e social media manager. Quello dell’ufficio stampa era un mestiere completamente diverso prima dell’arrivo dei social network e si svolgeva soprattutto al telefono. L’intelligenza artificiale ha trasformato nuovamente il settore, fornendo agli addetti alle media relations strumenti in grado di ottenere gli stessi risultati in un lasso di tempo decisamente inferiore.
- Etichette musicali. L’obiettivo ultimo dell’etichetta discografica è vendere. Per questo, l’etichetta organizza regolarmente eventi e concerto, promuovendo i propri artisti attraverso numerosi canali. L’intelligenza artificiale può essere coinvolta con successo in tutti questi task, come strumento di parafrasi, tool gestionale, generatore di idee e così via.
- Musicisti. E i musicisti? L’intelligenza artificiale può aiutare i musicisti a superare eventuali blocchi creativi, per esempio con il brainstorming di titoli; oppure a scrivere più in fretta le loro canzoni, per esempio suggerendo le rime, riscrivendo i versi con una metrica differente o aiutando a editare i videoclip. Dopotutto l’IA non sostituisce mai il creativo, sia esso scrittore, pittore o musicista, ma ne amplifica il tempo a disposizione. Insomma, il musicista avrebbe svolto comunque quegli stessi compiti, ma in un lasso di tempo superiore. Ecco perché (e quando) usare l’IA è assolutamente etico.
E non è finita qui. L’intelligenza artificiale può aiutare i manager a organizzare i tour, a tradurre le canzoni per i mercati esteri, a sintetizzare le interviste o ad analizzare il pubblico di riferimento e le variazioni nei gusti musicali.

Le nuove frontiere dell’IA nell’industria musicale
l’IA non sostituisce i professionisti del settore musicale, ma sta trasformando il modo di lavorare. I musicisti continuano a creare, gli uffici stampa continuano a rincorrere le testate nazionali e i manager e le etichette discografiche proseguono nel loro lavoro: promuovere gli artisti e incoraggiarne la crescita, nel rispetto della loro unicità. I musicisti d’altro canto, possono vedere l’IA come un alleato, il più prezioso: un database di informazioni sempre a portata di mano, un assistente che conosce il settore ed è in grado di rispondere alle richieste del creativo in pochi secondi.
Con l’intelligenza artificiale cambia il lavoro di artisti, produttori e uffici stampa. In meglio? Dipende da come la si usa.